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Decina di migliaia di manifestanti sono scesi oggi in piazza in appoggio ai sindacati degli insegnanti, che hanno indetto uno sciopero di due giorni - in coincidenza con l'inizio delle lezioni - per esigere una trattativa salariale a livello nazionale.

Si tratta della prima sfida che dovrà affrontare il governo di Mauricio Macri in un autunno che si annuncia decisamente caldo.

I manifestanti, concentratisi davanti alla sede del Parlamento, hanno sfilato fino al ministero dell'Istruzione, bloccando l'intero centro della capitale con cartelli e slogan contrari al governo. "Lo sciopero e la protesta sono stati di massa, ora il governo dovrà ascoltarci", ha detto Roberto Baradel, leader sindacale di Buenos Aires.

Macri però ha risposto picche, almeno per ora. Da Jujuy, nell'estremo nordovest del paese, dove non a caso ha inaugurato una scuola rurale, si è detto dispiaciuto che "in tanti abbiano scelto lo sciopero, che è una scelta opportunista", perché "è una strada che è stata percorsa durante decenni, senza alcun risultato".

Da parte sua Carlos Acuna, uno dei massimi dirigenti della Cgt - lo storico sindacato peronista - ha comunque annunciato che prima della fine di marzo sarà convocato uno sciopero generale di 24 ore, contro la politica economica del governo.

SDA-ATS