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La manifestazione

/AP/NATACHA PISARENKO

(sda-ats)

Prima sfida di piazza per Mauricio Macri: i sindacati argentini si sono uniti oggi per una manifestazione di protesta contro l'inflazione e la crisi dell'occupazione che ha riunito più di 300 mila persone nel centro di Buenos Aires, secondo gli organizzatori.

Per l'occasione, le cinque centrali hanno sotterrato l'ascia di guerra - la sola Cgt, sigla storica del sindacalismo peronista, è divisa in tre frazioni - per canalizzare la preoccupazione dei lavoratori per l'attuale situazione economica, conseguenza diretta del cambio di rotta politica deciso da Macri dopo la sua elezione nel dicembre scorso.

L'aumento dei prezzi, innescato dalla svalutazione del peso e l'abolizione dei sussidi su bollette, combustibili e trasporto, si avvia a superare il 26% di inflazione previsto dal governo per il 2016, ma la vera priorità del momento è il lavoro.

Ai 20 mila licenziamenti che il governo ha ammesso nel settore pubblico si aggiungono quelli nelle aziende private, il che ha portato l'opposizione a varare in Senato - anche qui con un'unità inedita - un disegno di legge che proibisce i licenziamenti durante sei mesi, in nome dell'"emergenza occupazione".

Macri ha criticato questa iniziativa, sottolineando che l'unico modo di combattere efficacemente la disoccupazione sono gli investimenti produttivi, e ha minacciato di porre il veto sulla legge anti-licenziamenti se fosse approvata anche nella camera bassa, ma il costo politico di questa operazione potrebbe risultargli molto alto.

sda-ats

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