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Norbert Hofer durante la campagna

KEYSTONE/APA/HELMUT FOHRINGER

(sda-ats)

Domenica l'Austria torna alle urne per decidere al ballottaggio chi sarà il nuovo presidente della Repubblica.

Per la prima volta potrebbe vincere la destra populista dell'Fpoe, consolidando una tendenza che nell'Europa di mezzo, dall'Ungheria alla Polonia, dalla Slovacchia fino alla Germania, vede le forze xenofobe e anti-europeiste in ascesa.

L'opzione che gli elettori troveranno sulla scheda è sorprendente: due outsider. Da un lato il candidato della destra populista Fpoe, Norbert Hofer, favorito dal vantaggio di 14 punti ottenuto al primo turno. Dall'altro l'ex capo dei verdi Alexander van der Bellen, cui è affidato il difficile compito di realizzare una rimonta miracolosa. Il primo turno si era concluso con Hofer al 35% e Van der Belle al 21.

L'Austria si è riscoperta un Paese lacerato, "mai così polarizzato come in questo periodo", ha detto alla radio Deutschlandfunk il consulente politico Josef Kalina. La crisi dei profughi ha monopolizzato per mesi l'attenzione, prima mobilitando volontariato e spirito di solidarietà, poi suscitando ansie e paure, man mano che il flusso dei migranti proseguiva e s'ingrossava, diffondendo l'impressione che nessuno sapesse più come gestirlo.

Il corso a zig-zag del governo, passato da una politica di accoglienza a drastiche misure di chiusura, fino alla minaccia di serrare il passo del Brennero ha fatto il resto. L'animosità del dibattito pubblico si è manifestata platealmente una settimana fa, quando Hofer e Van der Bellen si sono scontrati nell'unico dei dibattiti televisivi organizzato senza moderazione. Soli, uno di fronte all'altro, i due si sono aggrediti verbalmente: invece di un confronto su numeri e fatti ne è venuta fuori una sequela di insulti personali.

sda-ats

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