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Nella capitale del Sud Sudan continuano i combattimenti. In due giorni morte almeno 200 persone (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/EPA FILE/PHILLIP DHIL

(sda-ats)

Almeno 200 morti, forse di più. È il bilancio ancora provvisorio degli scontri avvenuti nel finesettimana a Juba, capitale del Sud Sudan, tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e quelle che appoggiano il primo vicepresidente Riek Machar.

I combattimenti sono continuati nei pressi delle caserme della città e vicino a una base dell'Onu, due giorni dopo il quinto anniversario dell'indipendenza dello Stato più giovane del mondo.

In nottata vi è stata una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L'appello di ieri sera del segretario generale Ban Ki-moon a Kiir e Machar è stato di fare quanto possibile per far cessare "questa insensata e inaccettabile violenza che ha il potenziale di far regredire i progressi fatti finora nel processo di pace". Ban, che si è detto "scioccato e inorridito" dalla violenza degli scontri e ha chiesto "azioni determinate" per riprendere il controllo della situazione, ha confermato che basi dell'Onu e siti di protezione dei civili sono rimasti presi nel fuoco incrociato.

Gli scontri erano iniziati tre giorni fa nei pressi del palazzo presidenziale dove Machar e Kiir preparavano un comunicato comune su altri incidenti avvenuti il giorno precedente. Gli scontri tra le opposte fazioni sono costati in due anni e mezzo decine di migliaia di morti e hanno provocato una grave crisi umanitaria in un Paese già poverissimo nonostante le ingenti riserve petrolifere.

sda-ats

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