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La borsa svizzera avvia la nuova settimana con una seduta trascorsa interamente in ribasso, sebbene meno in affanno di quella vissuta da altre piazze continentali. L'indice dei valori guida SMI ha chiuso a 8206,20 punti, in flessione dello 0,70% rispetto a venerdì.

Il listino globale SPI ha perso lo 0,74% a 8911,83 punti.

Il movimento negativo è partito venerdì in seguito alle dichiarazioni del presidente della Federal Reserve di Boston Eric Rosengren, che si è espresso a favore di graduali aumenti dei tassi di interesse per evitare un surriscaldamento dell'economia americana.

Le sue parole hanno messo in allarme gli investitori, portando Wall Street a subire il peggiore arretramento dal voto sulla Brexit. Il mercato teme infatti che la stretta monetaria negli Usa avvenga prima del previsto, vale dire già durante questo mese.

Oggi il presidente della Fed di Minneapolis Neel Kashkari ha invitato a prendere tempo e ad aspettare un'ulteriore crescita dell'inflazione, mentre il collega della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart, ha detto che sulla possibilità di un rialzo dei tassi serve una "seria discussione".

La situazione è tutt'altro che chiara e non stupisce quindi che gli esperti della Banca cantonale di Zurigo si aspettino settimane turbolenti. A loro avviso il crollo di venerdì a New York (Dow Jones -2,13%) potrebbe marcare la fine del periodo di bassa volatilità che ha caratterizzato gli ultimi tempi, dando il via a una fase di tempesta. Oggi il mercato americano appare comunque in ripresa.

Per quanto riguarda i singoli titoli sotto pressione sono rimasti per tutta la giornata i bancari UBS (-2,35% a 14,13 franchi), Credit Suisse (-1,99% a 13,31 franchi) e Julius Bär (-1,84% a 42,06 franchi). Le vendite hanno interessato anche gli assicurativi Zurich (-0,62% a 256,40 franchi), Swiss Re (-0,81% a 85,75 franchi) - nessuna sorpresa è scaturita dal tradizionale incontro del settore riassicurativo svoltosi a Montecarlo - e Swiss Life (-1,50% a 249,20 franchi).

Male orientati si sono rivelati pure i valori più sensibili ai cicli economici come ABB (-1,19% a 21,61 franchi), Adecco (-2,89% a 55,50 franchi), Geberit (-0,12% a 419,40 franchi) e LafargeHolcim (-1,91% a 49,78 franchi). Nel segmento del lusso Richemont (-0,42% a 58,90 franchi) - che presenterà mercoledì i dati relativi all'andamento degli affari dei primi cinque mesi dell'esercizio 2015/2016 - ha sofferto più di Swatch (+0,37% a 267,90 franchi).

Pur senza sfuggire alla tendenza generale hanno cercato di limitare i danni i pesi massimi difensivi Nestlé (-0,70% a 77,75 franchi), Novartis (-0,19% a 77,25 franchi) e Roche (-0,42% a 239,00 franchi).

Completano lo scacchiere delle blue chip Actelion (+0,12% a 164,30 franchi), Givaudan (-0,20% a 2018,00 franchi), SGS (-0,46% a 2149,00 franchi), Swisscom (-0,99% a 470,00 franchi) e Syngenta (-0,42% a 430,20 franchi).

Nel mercato allargato gli occhi erano puntati su Kudelski (+1,61% a 18,90 franchi), che ha ottenuto davanti a un tribunale americano una vittoria nella vertenza che la oppone alla cinese Gotech. Interesse ha suscitato anche l'annuncio della società luganese Adienne, che ha fatto sapere di voler presto entrare in borsa: non sono però stati comunicati dettagli al riguardo.

sda-ats

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