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Borsa svizzera attutisce in parte perdite dopo apertura in profondo rosso, ma mercato resta incerto (foto d'archivio).

KEYSTONE/ENNIO LEANZA

(sda-ats)

Dopo un'apertura in profondo rosso (oltre -5%) alla luce del voto britannico sulla Brexit, con perdite che non si vedevano da gennaio 2015 quando la Banca nazionale svizzera aveva abolito la soglia minima di cambio con l'euro, la borsa svizzera si è un po' ripresa.

Limitando in parte lo shock iniziale, l'indice SMI continua ad oscillare intorno ai 7800 punti (circa -3%) su un mercato ancora intriso di grande insicurezza.

Alle 15.00 circa l'indice dei valori guida SMI segnava 7'781.44 punti, in flessione del 3,01% rispetto a ieri, mentre il listino globale SPI perdeva il 2,81% a 8'439.48 punti.

Investitori hanno parlato stamattina di vendite causate dal panico. Oltre alla grande insicurezza congiunturale, vi è poi anche una diminuzione dei prezzi del petrolio a influenzare i mercati.

"Nessuno prevedeva che i britannici uscissero veramente (dall'Ue, ndr). Ora c'è un immenso bisogno di sicurezza", ha detto un trader.

Rimangono da vedere gli influssi che avrà questa decisione sullo sviluppo congiunturale in Gran Bretagna, in Europa e nel mondo. Per contrastare l'insicurezza generale, la Banca centrale europea (Bce) si è detta stamattina pronta a iniettare liquidità in euro e in altre valute per far fronte ai contraccolpi della Brexit. Affermazione analoga a quella del governatore della Bank of England, Mark Carney, secondo cui l'istituto non esiterà a prendere misure addizionali ed è pronto a fornire extra fondi per 250 miliardi di sterline.

Sul piano politico, in attesa di risposte dirette europee alla Brexit, il premier britannico David Cameron ha annunciato in mattinata le sue dimissioni. Ha tuttavia assicurato che sarà ancora primo ministro per i prossimi tre mesi e che verrà organizzata in ottobre l'elezione del nuovo leader del partito conservatore.

Tornando al mercato azionario elvetico, tutti i titoli dello SMI rimangono in negativo. A registrare le perdite più consistenti, in termini percentuali, continuano ad essere le grandi banche: Credit Suisse in testa (-13,71%), seguita da UBS (-9,86%) e Julius Baer (-8,52%).

Ma a soffrire sono anche i titoli maggiormente sensibili alla congiuntura. Adecco (-9,91%) e LafargeHolcim (-8,39%) appartengono alle grandi aziende svizzere con la più alta quota d'affari con il Regno Unito. Fanno parte di questo gruppo anche gli assicurativi Zurich (-5,65%) e Swiss Re (-4,47%).

Le perdite minori sono registrate dal peso massimo difensivo Nestlé (-0,28%) e da Givaudan (-0,48%). Tutti gli altri titoli dello SMI perdono oltre l'1%.

Anche le altre principali borse europee stanno registrando perdite consistenti, in primis quella di Milano, che sta per segnare un crollo storico: con un calo del 10,6% l'indice Ftse Mib sta subendo la maggiore perdita da quando è possibile ricostruirne a ritroso l'andamento, dal 1994.

Nel mercato internazionale da notare la Borsa di Tokyo, che ha incassato il tonfo peggiore da aprile 2000 e l'ottavo di sempre: in una sola seduta, con il panico scatenato dalla Brexit, il Nikkei ha bruciato 1.286,33 punti (-7,92%), crollando a quota 14.952,02, ai minimi del 2016 e degli ultimi 20 mesi.

C'è ansia intanto per Wall Street, che dovrebbe aprire tra poco (alle 15:30 svizzere). Si teme un tracollo in apertura delle contrattazioni dovuto all'effetto Brexit e sulla scia di quanto sta accadendo su tutte le principali piazze finanziarie europee.

sda-ats

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