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La Borsa svizzera ha chiuso la seduta odierna, passata interamente in territorio positivo, in netto rialzo, con l'indice SMI dei principali titoli in progresso dell'1,04% a quota 8'634.70, superando il record del 2017 di 8'617 punti.

L'indice complessivo SPI è salito dello 0,96%, a 9'456.58 punti.

A trainare il listino della piazza zurighese sono stati soprattutto i bancari Credit Suisse (+5,15% a 15.93 franchi) e UBS (+4,72% a 16.20 franchi). Secondo analisti, approfittano delle aspettative di un aumento dei tassi di interesse negli USA a marzo di 0,25 punti percentuali. Stamattina il presidente della Federal Reserve di New York, William Dudley, ha detto infatti che i motivi per un rialzo dei tassi si sono fatti più convincenti.

UBS ha pubblicato stamane il suo indicatore dei consumi privati in gennaio, salito da 1,38 (dato rivisto) a 1,43 punti. CS ha invece diffuso i dati relativi all'indice dei responsabili degli acquisti (Purchasing Manager's Index, PMI), cresciuto a febbraio di 3,2 punti rispetto a gennaio, attestandosi a quota 57,8, il livello più alto da aprile 2011.

Buoni i guadagni anche per l'assicurativo Swiss Life (+1,71% a 321.40 franchi), ABB (+1,58% a 23.08 franchi), il titolo del lusso Richemont (+1,55% a 75.15 franchi) e Syngenta (+1,23% a 437.80 franchi). In rialzo anche il gigante del cemento LafargeHolcim (+1,49% a 58.00 franchi), che domani pubblicherà i risultati annuali. Il titolo beneficia della buona performance della concorrente irlandese CRH, secondo operatori di Borsa. Sono rimasti un po' indietro, seppur positivi, i pesi massimi difensivi Nestlè (+0,61% a 74.70 franchi), Roche (+0,53% a 246.00 franchi) e Novartis (+0,45% a 78.75 franchi).

Unici titoli a chiudere in controtendenza sono stati Givaudan (-0,27% a 1'819.00 franchi) e SGS (-0,09% a 2'133.00 franchi).

Sul mercato allargato, il gigante mondiale dei trasporti e della logistica Kühne+Nagel risulta tra i perdenti della giornata (-2,52% a 139.40 franchi), nonostante la pubblicazione di un utile netto record nel 2016 a 718 milioni di franchi (+6,2%). I trader giustificano questa tendenza con le rapide vendite del titolo per ottenere realizzi di guadagno.

È andata decisamente meglio invece al gruppo industriale zurighese Sulzer (+6,13% a 110.80 franchi), nonostante l'annuncio di un utile netto di 59 milioni di franchi nel 2016, in calo del 20,2% rispetto al 2015. La spinta è da ricondurre al fatturato e agli ordini, risultati migliori delle aspettative degli analisti.

A livello internazionale, la giornata è stata ricca di dati congiunturali, tra cui l'indice Pmi in Cina salito a 51,6 a febbraio, da 51,3 di gennaio; in Italia cresciuto a 55 punti da 53 punti di gennaio, segnando i massimi da dicembre 2015; nell'Eurozona, a 55,4 punti da 55,2 di gennaio, il livello più alto da aprile 2011 e negli Stati Uniti, salito in febbraio a 57,7 da 56 di gennaio, ai massimi dal 2014.

Dagli USA sono arrivati pure i dati sulle spese dei consumatori (+0,2%) e per le costruzioni edili (-1%) in gennaio.

Di oggi anche i dati sulla disoccupazione in Germania a febbraio, ridottasi di 14 mila unità a 2,59 milioni, e sull'inflazione, che il mese scorso ha sfondato la soglia del 2% (+2,2%) per la prima volta dal 2012.

Stasera, dopo la chiusura delle Borse europee, è prevista la pubblicazione del Beige Book da parte della Fed.

SDA-ATS