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Si chiude con un risarcimento record di 20 miliardi di dollari a carico di Bp l'incidente su una piattaforma offshore nel Golfo del Messico nel 2010 che, esplodendo, causò la morte di 11 operai e l'inquinamento delle coste di cinque Stati americani.

L'episodio è considerato il più grave disastro ambientale nella storia americana.

Dopo aver stabilito in precedenza che la società petrolifera era stata "grossolanamente negligente", il giudice federale Carl Barbier ha approvato in via definitiva un accordo risarcitorio, il più grande del genere con un singola soggetto, mettendo fine a sei anni di controversie legali.

Il pagamento verrà dilazionato nel corso di 16 anni e coprirà i danni provocati da 5 milioni di ettolitri di marea nera al governo Usa e a cinque stati americani che si affacciano sul Golfo del Messico (Alabama, Florida, Louisiana, Mississippi e Texas).

Tra i punti dell'accordo è previsto che la compagnia petrolifera versi 5,5 miliardi di dollari di sanzioni per il Clean Water Act. Bp, che ha raggiunto un accordo anche per risarcire imprenditori e residenti, stima che i costi complessivi che dovrà sostenere in seguito al disastro supereranno i 53 miliardi di dollari.

"Bp sta ricevendo la punizione che merita per i danni causati all'ambiente e all'economia della regione del Golfo", aveva dichiarato il ministro della giustizia statunitense, Loretta Lynch, commentando l'accordo, annunciato a luglio. "Questo dovrebbe indurre sia la compagnia che i suoi colleghi a prendere tutte le misure necessarie per garantire che niente del genere accada di nuovo", aveva aggiunto.

sda-ats

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