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Un manifestante chiede l'estromissione di Eduardo Cunha.

KEYSTONE/AP/ERALDO PERES

(sda-ats)

Il giudice del Supremo tribunale federale (Stf) brasiliano, Teori Zavascki, ha deciso stamane la rimozione del presidente della Camera, Eduardo Cunha, dal mandato di deputato federale e di conseguenza dal comando dell'aula bassa, su richiesta del procuratore generale.

La rimozione di Cunha, coinvolto nell'inchiesta sui fondi neri Petrobras che da mesi scuote i palazzi del potere in Brasile, è provvisoria.

Nel motivare la sua sentenza, Zavascki ha precisato che Cunha "non possiede le minime condizioni personali" per occupare l'incarico di presidente della Camera.

Il giudice ha sottolineato inoltre che il parlamentare "non si qualifica neppure per l'incarico di sostituzione della presidenza della Repubblica" - ipotesi prevista dalla Costituzione, se la presidente Dilma Rousseff fosse destituita a seguito dell'impeachment e il suo vice Michel Temer, che prenderebbe il suo posto, fosse per esempio temporaneamente assente dal Paese - perché Cunha risponde per i reati di corruzione e riciclaggio nello scandalo Petrobras.

Gli inquirenti dell'operazione Lava Jato sono infatti convinti che il politico abbia preso parte attiva nello schema di corruzione scoperto all'interno del colosso statale del petrolio, avendo tra l'altro ricevuto una tangente da 5 milioni di dollari.

Zavascki ha poi osservato che un'eventuale permanenza di Cunha al comando della Camera rappresenterebbe un "rischio per le indagini penali" in corso proprio nella Corte suprema.

Da parte sua, Cunha ha già annunciato che farà ricorso al Stf in sessione plenaria contro il provvedimento di Zavascki.

sda-ats

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