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La Banca d'Inghilterra taglia il tasso principale di riferimento e la quotazione della sterlina perde l'1% contro le maggiori valute.

Keystone/EPA/ANDY RAIN

(sda-ats)

Tassi al nuovo minimo storico in Gran Bretagna e ulteriori misure per pompare liquidità nel sistema e supportare l'attività di credito delle banche per sostenere l'economia reale.

La Brexit costringe la Banca d'Inghilterra ad agire su più fronti per scongiurare scenari di brusca frenata dell'economia, se non addirittura di recessione. Un quadro così fosco da far metter in conto anche la possibilità di spingersi "vicino" all'azzeramento dei tassi di interesse nel corso di quest'anno. Un'opzione già adottata a marzo dalla Bce, che peraltro ora vede proprio nella Brexit uno dei principali fattori di rischio per la fragile ripresa dell'Eurozona.

Con decisione unanime, il comitato di politica monetaria dell'istituto centrale britannico ha tagliato il tasso principale di riferimento di un quarto di punto, da 0,5% al nuovo minimo storico dello 0,25%.

È il primo taglio da sette anni, da inizio del 2009, e la decisione era scontata dal mercato dopo che lo stesso governatore della Bank of England, Mark Carney, aveva preannunciato tre settimane fa azioni decise sul fronte della politica monetaria, una volta che le prime statistiche macroeconomiche post-Brexit avessero rivelato preoccupanti contraccolpi su investimenti, export, domanda interna, occupazione e quotazioni immobiliari.

La doccia fredda è arrivata: con l'uscita del Regno Unito dalla Ue, la Bank of England ha tagliato drasticamente le stime diffuse a maggio sul Pil per il 2017 portandole dal 2,3% a 0,8% e per il 2018 da 2,3% a 1,8%. Una revisione al ribasso così pesante non si vedeva da oltre 20 anni e mai si era vista a distanza di soli tre mesi, tra un trimestre e l'altro.

E se sono state confermate le previsioni di crescita per il 2016 al 2%, lo si deve solo al buon andamento della prima parte dell'anno. Per il trimestre in corso, infatti, ci si attende una crescita di appena lo 0,1% e poi una fase di stagnazione nei sei mesi successivi, scongiurando quindi solo per un soffio una caduta di recessione.

Da qui la decisione di varare - seppure non con voto unanime (tre contrari su nove) - anche l'espansione di 60 miliardi di sterline del piano di acquisto di Bond governativi che arriva così a 435 miliardi di sterline e di lanciare un nuovo programma da 10 miliardi mirato ai corporate bond, sulla falsariga di quello appena messo in campo dalla Bce. E ancora, un piano di finanziamento alle banche di circa 100 miliardi.

Immediato l'impatto sulla sterlina che subito dopo l'annuncio ha ceduto l'1% contro le maggiori valute, scivolando a 1,3167 dollari e a 84,53 pence per euro. Il rendimento di Bond decennali della Gran Bretagna sono piombati al minimo record di 0,67%.

Sulle Borse del Vecchio Continente la reazione è stata positiva, con Londra la migliore a +1,57%, Milano a +0,66% e Parigi e Francoforte a +0,57%.

Ma se le autorità monetarie londinesi hanno fatto capire di avere un arsenale adeguato e di essere pronte a tutto per evitare il peggio, resta il fatto che la Brexit non sarà indolore per nessuno. Oggi anche la Bce ha messo in primo piano il pericolo di contraccolpi sull'Eurozona dove, a fronte di una "ripresa che prosegue moderata", i rischi per le prospettive di crescita "restano orientati verso il basso" per la Brexit, altre incertezze geopolitiche, e rallentamento dei mercati emergenti.

Nel Bollettino economico, Francoforte rileva tra l'altro che la disoccupazione migliora, ma è sempre troppo alta. E per rianimare economia e inflazione, torna a promettere bassi tassi di interesse "per un periodo prolungato di tempo" e di essere pronta "se necessario" ad agire "ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del suo mandato".

sda-ats

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