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L'ex sindaco di Londra Boris Johnson.

KEYSTONE/EPA/ANDY RAIN

(sda-ats)

Polemica rovente sul tema immigrazione in Gran Bretagna, mentre si entra nelle settimane decisive della campagna per il referendum "Ue sì-Ue no" che si terrà il 23 giugno.

A cavalcare l'allarme migranti è il fronte euroscettico, in particolare la corrente pro-Brexit che contesta il premier David Cameron dall'interno del Partito Conservatore.

In prima fila, l'ex sindaco di Londra Boris Johnson e il ministro della Giustizia, Michael Gove, che dalle colonne del Sunday Times sparano a zero contro Cameron, accusandolo di aver fallito a contenere questo fenomeno e d'aver minato "la pubblica fiducia" nel governo. Per loro, il divorzio da Bruxelles è l'unica soluzione per riprendere "il controllo delle frontiere".

Priti Patel, sottosegretaria nello stesso governo Tory e figlia d'immigrati, rincara la dose lasciando intendere che Cameron e altri nell'esecutivo siano "troppo ricchi" per capire l'impatto del flusso migratorio "sulla working class".

Downing Street replica imputando agli anti-Ue di usare demagogicamente i timori sull'immigrazione per distrarre gli elettori dal "disastro" economico che un'eventuale Brexit provocherebbe secondo diverse analisi. Mentre appelli sparsi pro-Ue arrivano oggi dall'ex premier Tony Blair, da quattro ex comandati americani della Nato, da economisti britannici e da leader religiosi 'progressisti' di fede varia.

sda-ats

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