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No alle manovre di Londra per cercare di dividere l'Europa, fare accordi separati con i singoli governi per restare nel mercato unico senza accettare la libertà di circolazione dei lavoratori.

Il monito di Jean Claude Juncker arriva mentre Londra fa un altro passo anti-stranieri, chiudendo alle consulenze 'esterne' sulla Brexit.

"Non si può stare con un piede dentro e un piede fuori" dall'Europa, che dovrà essere "intransigente" nella difesa del mercato unico. Per restarci dentro, il Regno Unito dovrà accettare anche la libertà di circolazione dei lavoratori, ha tuonato il presidente della Commissione parlando da Parigi, dove ha celebrato il 20/o anniversario dell'istituto Jacques Delors, intitolato al francese che guidò la Commissione negli anni d'oro dal 1985 al 1995 e fu il "padre" del mercato unico e dell'Euro.

Ma intanto, dopo la bufera scatenata dalle 'liste di proscrizione' per lavoratori stranieri proposte dalla ministra degli Interni Amber Rudd, il governo di Theresa May tira dritto sulla strada dell'autarchia. Il Guardian infatti ha rivelato che il Foreign Office ha inviato alla London School of Economics una mail per informare il prestigioso istituto che nessuno dei suoi accademici stranieri, finora ordinariamente consultati per gli affari europei, sarà ammesso a fornire consulenze sulla Brexit.

Il motivo, evitare fughe di notizie su "materiale sensibile". Iniziativa "sconcertante" per il leader lib-dem Nick Clegg. E che secondo un cattedratico della University of Essex "verrà percepita come ostile, miope e xenofoba".

Lo scoop del Guardian è arrivato 24 ore dopo che da Berlino Angela Merkel ha irrigidito la posizione della Germania verso il Regno Unito e che da Strasburgo il negoziatore del Parlamento, Guy Verhofstadt, ha promesso che l'Ue "difenderà i diritti fondamentali dei suoi cittadini, ovunque essi siano".

Juncker oggi ha messo in guardia tanto Londra quanto le capitali europee. L'obiettivo resta quello di "arrivare ad avere rapporti amichevoli" col Regno Unito dopo l'uscita dalla Ue, ma intanto "non negozieremo prima che arrivi la lettera di addio", ovvero sia attivato l'art.50.

Poi ha puntualizzato che "non si potranno fare accordi in stanze segrete tra i governi e poi arrivare tra un anno in Consiglio e dire a Michel Barnier (il capo negoziatore europeo) che ci si è messi d'accordo" su qualche altra modalità. Punto fermo, nessun cedimento sul mercato unico: "Se cominciamo a smontarlo, è l'inizio della fine del successo dell'Europa".

Che siano proprio le cancellerie europee, dell'est ma non solo, a preoccupare la Commissione è emerso anche nella strigliata infilata nel discorso a tutto campo da Parigi. "L'Europa deve tornare a rispettare le regole del diritto", ha detto Juncker evidentemente rivolto a chi non vuole rispettare le "regole democraticamente approvate" sull'immigrazione e quando non è d'accordo "organizza referendum" per ignorarle.

Ancora: il piano europeo di investimenti strategici funziona, peccato che "prima lo chiamavano 'Piano Juncker' perché erano convinti che non avrebbe funzionato". Quindi una stoccata sull'anti-terrorismo: la riforma delle regole per le vendite di armi ed esplosivi la Commissione l'ha proposta "15 giorni dopo gli attacchi di Parigi" ma "il Consiglio ci ha messo 8 mesi per approvare qualcosa che era stato definito urgente".

Infine 'avanti tutta' in tutti i campi: nella difesa dell'Euro ("se non ci fosse stato si sarebbe scattata una guerra monetaria in Europa"), nel negoziato sul Ttip (in cui "l'Europa non si inginocchierà davanti agli americani"), nella difesa comune europea ("non possiamo lasciare la Francia da sola a difendere l'onore dell'Europa"), nello sviluppo del mercato unico digitale ("è l'affare del futuro", la Commissione ha presentato 30 proposte "spero siano approvate al più tardi entro l'autunno prossimo") e nella riforma della direttiva sui lavoratori distaccati ("senza farci fuorviare dagli 11 'cartellini gialli' dei parlamenti nazionali" perché in ogni paese "il principio deve essere quello di uguale paga per uguale lavoro").

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SDA-ATS