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Per le Nazioni Unite, i "codici di abbigliamento colpiscono in modo sproporzionato le donne"

KEYSTONE/EPA/MOHAMED MESSARA

(sda-ats)

Non soltanto i ministri del governo, la gauche, i movimenti umanitari dei Paesi europei, ma adesso anche l'Onu: la battaglia della Francia per vietare il burkini è diventata un boomerang, la patria dei diritti umani viene bacchettata dall'Alto commissariato Onu.

Insaziabile, il primo ministro Manuel Valls - condottiero della crociata contro il costume da bagno integrale - è andato a infilarsi in un nuovo vespaio, proclamando la parziale nudità dei seni della Marianne, storico simbolo della République, come un segnale di libertà. Le critiche e le battute lo hanno subissato.

Da Ginevra, l'Alto commissariato si è rallegrato della decisione della giustizia amministrativa francese che - con sentenza del Consiglio di stato - ha sospeso il divieto anti-burkini in uno dei 30 comuni del litorale che da quest'estate avevano messo mano a verbali e multe contro il costume accusato di essere segnale di simpatia per l'integralismo.

Si tratta di ordinanze, questa la posizione dell'Onu, che alimentano la "stigmatizzazione" dei musulmani: "Non migliorano la situazione della sicurezza - continua l'Onu senza prendere in considerazione il valore simbolico di queste decisioni per un paese che fa della laicità un credo - al contrario tendono ad alimentare l'intolleranza religiosa e la stigmatizzazione delle persone di confessione musulmana in Francia, in particolare le donne".

Per le Nazioni Unite, i "codici di abbigliamento", quali i divieti del burkini, "colpiscono in modo sproporzionato le donne e le ragazze e minano la loro autonomia negandone la capacità di prendere decisioni indipendenti sul modo di vestire". Ma l'Alto commissariato va più in là, dicendo la sua anche sul divieto di indossare il velo: "I limiti alla libertà di tutti di manifestare la propria religione o le proprie convinzioni, anche con la scelta dell'abbigliamento, sono autorizzati soltanto in casi molto limitati, come l'ordine e la sicurezza pubblici, la salute o la morale".

In Francia, intanto, Valls ha di nuovo scatenato una ridda di polemiche improvvisando al termine di un discorso al meeting della maggioranza nel sud-ovest un parallelo fra libertà e abito 'osé' della Marianne. "È cresciuto un nuovo totalitarismo - ha detto Valls davanti alla platea allibita - un totalitarismo islamico, con un obiettivo: spaccare le democrazie, distruggere le libertà individuali, instaurare un ordine sociale, una società in cui gli uomini dominano sulle donne. Sul posto delle donne, non possiamo transigere. Marianne, il simbolo della République, ha il seno nudo perché nutre il popolo, non è velata perché è libera! Questa è la Repubblica! Questa è Marianne!".

L'ecologista Cecile Duflot è stata la prima a reagire e l'ha fatto postando su Twitter un'eloquente foto di Marianne con il berretto frigio dei rivoluzionari in bella vista: "Aveva il capo coperto", il suo commento ironico. "Due cose false - continua - una è il legame fra Marianne e la donna, mentre si tratta di un'allegoria della Repubblica. Poi l'idea che non sarebbe velata perché libera". "Non c'è bisogno di essere nudi per essere Marianne", ha tuonato Jean-Luc Melenchon, leader del Front de Gauche. Mentre sul web imperversavano i commenti e i lazzi, compreso un minisaggio di una storica che - in cinque punti - smontava la logica di Valls sulla Marianna libera perché, in alcune raffigurazioni, ha un seno nudo.

sda-ats

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