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Un'immagine simbolica mostra la bandiera britannica di fronte a quelle dell'Unione europea (foto d'archivio).

Keystone/EPA/LAURENT DUBRULE

(sda-ats)

David Cameron corre ai ripari per frenare l'avanzata degli euroscettici. Nel panico per gli ultimi sondaggi che danno i pro-Brexit in vantaggio di ben dieci punti, il premier ha dato mandato ai suoi di attaccare a testa bassa il leader dei 'brexiters', Boris Johnson.

Il tutto a ormai pochi giorni dal fatidico 23 giugno e mentre il Regno Unito sta vivendo un weekend ad alto tasso di patriottismo, con le celebrazioni in pompa magna per i 90 anni della regina Elisabetta e l'esordio dell'Inghilterra agli Europei di calcio contro la Russia. Due eventi che, secondo gli analisti, potrebbero dare un ulteriore impulso alla campagna 'Leave'.

La bomba su Downing Street l'ha sganciata ieri sera l'Independent con la pubblicazione in esclusiva di un sondaggio dell'istituto Orb secondo il quale gli euroscettici sarebbero al 55% e i 'Remain' al 45%. Si tratta di uno dei margini di vantaggio più ampi per i 'brexiters', ancora più impressionante pensando che un anno fa, quando Orb cominciò a fare sondaggi sul referendum, i numeri erano invertiti.

E se è vero che per la media fra i sondaggi del Financial Times i pro Unione europea sono comunque ancora in lieve vantaggio (45% contro 43%), i numeri pubblicati hanno avuto subito due effetti devastanti per l'economia britannica segno che, almeno dagli investitori, sono stati considerati affidabili. Ieri sera l'indice FTSE-100 della Borsa di Londra ha avuto il calo più grave dall'inizio della campagna referendaria e la sterlina ha perso parecchio sul dollaro.

A confermare il momento positivo per gli euroscettici, secondo fonti vicine al governo britannico interpellate dal quotidiano conservatore Daily Telegraph, anche 'sondaggi interni' finiti nelle mani di Cameron che ora prova a giocare la sua ultima carta accusando, o meglio facendo accusare dai suoi, il sindaco di Londra di essersi speso in favore della Brexit solo per conquistare la poltrona di primo ministro. In verità la 'macchina del fango' in salsa british, o come lo chiama il Telegraph 'il piano per fare fuori Boris', era già partita qualche sera fa quando, in un dibattito televisivo, il ministro dell'Energia Amber Rudd ha attaccato Johnson sulle sue ambizioni di carriera. Parole che, secondo fonti del Telegraph, sarebbero state suggerite al ministro direttamente da Downing Street e dal Tesoro. Non solo, l'unico modo di riguadagnare terreno sui 'brexiters', sostengono i guru del premier, è associare Johnson all'"impresentabile" Nigel Farage.

Ieri la campagna 'Remain' ha presentato un nuovo manifesto in cui il leader dell'Ukip, il sindaco di Londra e Michael Gove sono ritratti ad un tavolo di casinò, intenti a lanciare dadi. Basterà? A sentir gli umori dei sudditi di Sua Maestà il rischio è che la strategia si trasformi in un boomerang. Dai piccoli imprenditori all'uomo della strada, infatti, la critica che viene rivolta più spesso alle due campagne è quella di aver polarizzato troppo lo scontro attorno ai due personaggi forti, Cameron e Johnson, e aver parlato poco di temi concreti e possibili ricadute. E i temi che contano per chi andrà a votare sono sostanzialmente due: economia ed immigrazione.

Inoltre, il sondaggio Orb rivela un altro dato che dovrebbe far preoccupare Cameron e il fronte Remain, quello sull'affluenza che potrebbe rivelarsi cruciale per l'esito del referendum. Il 78% dei sostenitori di Brexit, infatti, ha dichiarato di essere sicuro di andare a votare, contro il 66% dei 'remainers'.

Domattina Cameron interverrà in un popolare talk show della Bbc, in quello che da molti viene considerato l'ultimo tentativo di rilanciare la bandiera anti-Brexit. Tra gli ospiti ci sarà anche Farage.

sda-ats

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