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Il governo è contrario all'aumento dei membri del Consiglio federale da sette a nove, come proposto dalla Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale (CIP-N).

L'esecutivo non si oppone invece all'adeguamento della disposizione costituzionale che chiede una rappresentanza equa delle regioni linguistiche.

La CIP-N, con una maggioranza di 17 contro 7, aveva posto in consultazione nel marzo 2015 una modifica dell'articolo 175 della Costituzione federale. Quest'ultimo, secondo il progetto, al primo capoverso recita "Il Consiglio federale è composto di nove membri" e al quarto "Le diverse regioni e le componenti linguistiche del Paese sono equamente rappresentate", e non più come ora "devono essere rappresentate".

La Commissione, argomentando a favore della modifica, faceva riferimento anche alla minoranza italofona, assente dal governo dal 1999, dopo la partenza del ticinese Flavio Cotti: "si pensi in particolare alla Svizzera di lingua italiana, che nell'attuale costellazione politica e partitica non ha quasi nessuna possibilità di essere rappresentata in un Consiglio federale di sette membri".

Secondo la CIP-N, un Consiglio federale a nove membri avrebbe anche permesso una migliore ripartizione del carico di lavoro del Governo, notevolmente aumentato rispetto al passato.

Oggi l'esecutivo ha ribadito la sua opposizione all'aumento da 7 a 9 dei suoi membri anche per motivi strutturali: "ne risulterebbe infatti un maggiore onere amministrativo in seguito alla creazione di nuovi dipartimenti e al conseguente aumento del bisogno di coordinamento".

Il Consiglio federale non è per contro contrario al proposto adeguamento dell'articolo 175, capoverso 4 della Costituzione federale, affinché "venga garantita un'equa rappresentanza delle componenti linguistiche del Paese".

sda-ats

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