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La presenza di erbicidi e diossina in alcuni tamponi e assorbenti igienici spaventa molte donne. Oggi il Consiglio federale si è però espresso contro la mozione presentata dalla consigliera nazionale Valérie Piller Carrard (PS/FR).

Intende obbligare i fabbricanti a indicare i contaminanti presenti nei prodotti e studiare la loro tossicità. Secondo Piller Carrard e una quindicina di consiglieri nazionali di diversi partiti, si tratta di una questione importante di sanità pubblica. È da irresponsabili attendere la conferma che questi residui costituiscano un rischio prima di procedere a dei controlli dei prodotti venduti in Svizzera, si legge nel testo della mozione.

Il Consiglio federale non è dello stesso parere. Nella sua risposta, pubblicata oggi, sostiene che il principio di precauzione non può essere applicato per due motivi: mancano le basi legali necessarie per applicarlo e occorre una valutazione scientifica e obiettiva del prodotto o della sostanza che rilevi possibili effetti nocivi sulla salute.

Gli studi condotti finora sulla presenza di residui di sostanze tossiche in alcuni prodotti d'igiene femminile hanno rilevato concentrazioni molto basse, che non presentano un rischio per la salute, precisa il Consiglio federale. Non è dunque giustificata una modifica delle esigenze legali in materia di etichettatura che esigerebbe una modifica del diritto. Una tale correzione sarebbe legittima solo se fosse necessario proteggere la salute delle consumatrici.

sda-ats

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