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Governo: no a tassa d'entrata per frontalieri (foto simbolica d'archivio).

KEYSTONE/TI-PRESS/FRANCESCA AGOSTA

(sda-ats)

No a una tassa di entrata in Svizzera per i frontalieri. Il Consiglio federale boccia una proposta in tal senso contenuta in una mozione di Lorenzo Quadri (Lega/TI).

Quadri suggeriva questo sistema per tutelare il mercato del lavoro locale e coprire i costi sociali, economici, ambientali e infrastrutturali generati dal fenomeno.

In Ticino i frontalieri, oltre ad essere fonte di problemi sul mercato del lavoro, usufruiscono di prestazioni finanziate dal contribuente elvetico e causano alla collettività costi che non sono poi chiamati a coprire, rileva Quadri nel suo intervento parlamentare. Il deputato ticinese porta alcuni esempi, come l'usura della rete viaria cantonale, i danni all'economia generati dagli ingorghi e i rifiuti solidi urbani, la cui raccolta e smaltimento è a carico della popolazione residente.

Nel suo parere pubblicato oggi, il Consiglio federale rileva che i costi generati dai frontalieri per la gestione dell'infrastruttura devono essere ripartiti equamente tra entrambi gli Stati. È pertanto importante "prevedere e mantenere regole speciali per la categoria dei frontalieri in materia di imposizione diretta dei lavoratori non residenti in Svizzera". Tali regole - annota l'esecutivo - figurano già negli accordi di doppia imposizione o in accordi speciali.

Una tassa d'entrata - conclude il governo - penalizzerebbe i cittadini dell'UE/AELS sul mercato del lavoro svizzero e comporterebbe una disparità di trattamento tra frontalieri e lavoratori residenti in Svizzera. Questa misura sarebbe inoltre contraria alle pertinenti disposizioni dell'Accordo sulla libera circolazione delle persone.

sda-ats

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