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La corsa del debito delle aziende cinesi non conosce ostacoli, e mette in pericolo le banche del paese che hanno in portafoglio 1.300 miliardi di dollari di prestiti a rischio concessi. A lanciare l'allarme per la "sbornia del debito" è il Fmi.

"Il debito delle aziende è elevato e sempre più sotto stress, e questo si riflette nella qualità degli attivi delle banche. Il debito delle imprese è il 160% del pil e continua a salire veloce" afferma il Fondo, sottolineando che i prestiti alle aziende potenzialmente a rischio sono il 15,5% del totale dei prestiti concessi dalle banche commerciali alle aziende, o 1.300 miliardi di dollari. "Il capitale Tier 1 delle banche cinesi è di 1.700 miliardi di dollari. Le riserve sono 356 miliardi di dollari" mette in evidenza il Fmi, invitando ad affrontare il problema con una soluzione ampia e bene definita. "Il successo nell'affrontare questo problema è importante per la transizione cinese e per l'economia globale" precisa il Fmi.

La conversione dei non performing loan in azioni e la cartolarizzazione dei crediti deteriorati sono strumenti utili ma, se non usati in modo corretto, possono "peggiorare il problema", consentendo alle aziende che non sono in grado di camminare con le proprie gambe di continuare a sopravvivere. A questo si aggiunge che le banche in generale non hanno esperienza nel gestire o ristrutturare un'attività, spiega il Fmi, precisando che anche una conversione del debito in azione presenta problemi per le banche, perché può creare conflitti di interesse. Da qui l'esigenza di norme stringenti e di un piano chiaro che consenta di condividere il peso della ristrutturazione fra più soggetti. "Un piano ampio può aiutare ad allocare le risorse per usi produttivi e questo sostiene, insieme al giusto mix di politiche macroeconomiche e riforme strutturali, un bilanciamento economico della Cina verso un modello più sostenibile di crescita".

sda-ats

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