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Gli schiaffi non dovrebbero essere esplicitamente vietati nel codice penale svizzero. Seguendo il Consiglio degli Stati, anche il Nazionale ha tacitamente respinto oggi una petizione in tal senso di una classe di scolari bernesi.

Il Parlamento ritiene sufficiente il diritto attuale per lottare contro la violenza.

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le pene corporali sono già considerate incompatibili con il benessere del bambino e possono essere perseguite penalmente, anche se non c'è una formulazione esplicita nella legge. Lo schiaffo può essere perseguito in caso di denuncia, o d'ufficio se l'autore ha agito in modo ripetuto contro un bimbo di cui aveva la custodia o del quale doveva occuparsi.

A livello parlamentare, resta tuttavia pendente una mozione della consigliera nazionale Chantal Galladé (PS/ZH), che chiede il divieto esplicito delle pene corporali. Secondo la socialista zurighese, schiaffi e sculacciate non costituiscono un metodo educativo. Il bambino sarebbe al contrario istigato a riprodurre la violenza.

A livello internazionale, il comitato dell'ONU sui diritti dell'infanzia ha deplorato, nel gennaio 2015, l'assenza di una disposizione penale svizzera che vieti le pene corporali. Anche la Francia è stata "pizzicata" l'anno scorso dal Consiglio d'Europa per l'assenza di una legislazione specifica.

La Svezia, pioniera in materia, e oltre la metà dei 47 Paesi membri del Consiglio d'Europa hanno finora adottato una legislazione che vieta le pene corporali sui bambini in ogni circostanza, senza margini di apprezzamento.

sda-ats

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