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Sì a libera circolazione con la Croazia

KEYSTONE/ALESSANDRO DELLA VALLE

(sda-ats)

"Sì" all'estensione alla Croazia dell'accordo sulla libera circolazione delle persone senza condizioni per far in modo che i ricercatori svizzeri possano partecipare a pieno titolo al programma di ricerca europeo Orizzonte 2020.

Lo ha ribadito oggi il Consiglio nazionale (per 116 voti a 68) approvando la ratifica del protocollo aggiuntivo in materia, firmato dalla Svizzera a Bruxelles all'inizio di marzo. Il dossier ritorna agli Stati.

Rispetto al Nazionale, la Camera dei cantoni ha infatti voluto completare il decreto presentato dal Governo, indicando chiaramente che quest'ultimo potrà ratificare l'intesa solo dopo che sarà stata trovata una soluzione con l'Ue per gestire l'immigrazione senza infrangere la Costituzione svizzera.

La versione odierna del Nazionale, che ricalca quella dell'aprile scorso, si è imposta sulla proposta della maggioranza messa a punto in commissione dal Consigliere nazionale Tim Guldimann (PS/ZH), ex diplomatico di lungo corso eletto sulle liste degli Svizzeri all'estero.

La versione della commissione autorizzava la ratifica all'esistenza di una regolamentazione che conciliasse i vincoli imposti dall'ordine giuridico svizzero (leggi Costituzione federale, n.d.r) con quelli derivanti dall'accordo sulla libera circolazione delle persone.

Una versione che non piaceva all'UDC. Quest'ultima, per bocca di Maximilian Reimann (AG), ha chiesto in aula che si seguisse la via tracciata dal Consiglio degli Stati, citando espressamente quale condizione la ricerca di una soluzione con Bruxelles sull'immigrazione nel rispetto della Costituzione federale. Per i democentristi è fuori luogo ratificare in tempi brevi l'intesa con la Croazia poiché un simile atto violerebbe la volontà popolare espressa il 8 febbraio 2014 con l'approvazione dell'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa.

A nome di una seconda minoranza sostenuta da PPD, PLR, Verdi, Verdi liberali, diversi oratori hanno invece sostenuto la necessità di non porre ancora ulteriori condizioni al Governo per la ratifica del protocollo. A loro parere, la ratifica non è anticostituzionale, dal momento che il protocollo è da considerarsi un'estensione della libera circolazione e non un nuovo accordo.

Inoltre è in gioco il futuro della piazza scientifica ed economica elvetica, dal momento che solo una ratifica in tempi brevi, ossia entro la fine dell'anno, permetterà ai ricercatori elvetici di partecipare a pieno titolo al programma europeo di ricerca Orizzonte 2020. In diversi interventi si è poi fatto notare che il Consiglio federale ha già sostenuto nel suo messaggio al Parlamento di voler ratificare l'intesa con la Croazia quando sarà stata trovata un'intesa stabile con Bruxelles.

Insomma, le precisazioni volute tanto dal Consiglio degli Stati che dalla maggioranza della commissione non sono solo "inutili", ma rischiano anzi di restringere ulteriormente il margine di manovra - già ristretto - del Consiglio federale nei negoziati con l'Unione europea.

Anche ratificando in tempi brevi l'accordo sulla Croazia, se il Consiglio federale non dovesse trovare una soluzione con Bruxelles l'intero pacchetto dei bilaterali I, e quindi anche l'accordo con questo Paese, diventerebbero caduchi, ha affermato Balthasar Glättli (Verdi/ZH). Meglio quindi ratificare velocemente l'estensione della libera circolazione a Zagabria facendo in questo modo un favore ai nostri ricercatori, piuttosto che vedere chiudersi per sempre questa opportunità.

Nel suo intervento, la Consigliera federale Simonetta Sommaruga ha sostenuto che il Consiglio federale intende rispettare la Costituzione e ratificare a tempo debito l'accordo con la Croazia, ossia quando le relazioni tra la Svizzera e l'Ue si saranno stabilizzate. A suo avviso, le condizioni poste dal Consiglio degli Stati alla ratifica non fanno che precisare la volontà dell'esecutivo: "Materialmente non cambia nulla", ha dichiarato la responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia.

Al voto, come detto, l'ha spuntata la versione di coloro che non vogliono porre alcuna condizione al Governo. In precedenza, il plenum ha bocciato la proposta della maggioranza della commissione per 121 volti a 69 preferendole la versione degli Stati sostenuta dall'UDC. Quest'ultima formazione è uscita tuttavia sconfitta al voto decisivo. La palla ritorna nel campo dei "senatori".

sda-ats

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