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Il leader nord coreano Kim Jong Un

KEYSTONE/AP/WONG MAYE-E

(sda-ats)

Una "aperta dichiarazione di guerra": così Pyongyang ha definito l'annuncio Usa di imporre sanzioni al proprio leader Kim Jong-un e ad altri dirigenti per violazioni dei diritti umani.

Un annuncio "condito di bugie e falsificazioni" secondo il regime nordcoreano, che ha promesso una risposta dura, convinto che la mossa vada ben oltre il conflitto sulla questione dei diritti umani.

"Ora che gli Usa hanno dichiarato guerra alla Dprk (Repubblica Popolare Democratica di Corea), qualsiasi problema dovesse sorgere con gli americani sarà trattato sulla base della legge di guerra", ha fatto sapere il ministero degli esteri.

Pyongyang definisce le sanzioni "un crimine odioso" e chiede il loro ritiro minacciando in caso contrario "la rottura immediata di qualsiasi canale di contatto diplomatico" tra Corea e Usa.

I due paesi non hanno relazioni diplomatiche, ma mantengono una linea di comunicazione attraverso la missione diplomatica di Pyongyang all'Onu.

Immediata la reazione americana:"Pyongyang si astenga da azioni e retorica che aumentano solo ulteriormente la tensione nella regione", ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato Usa John Kirby.

Sulla vicenda è intervenuto tramite il suo portavoce anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, il quale spera che la Cina solleciti il suo alleato nordcoreano a cooperare a livello internazionale sui diritti umani.

Ma il ministro degli esteri cinese si è detto contrario all'uso di sanzioni unilaterali e ha annunciato che si opporrà ad eventuali discussioni in consiglio di sicurezza, ritenendo che la situazione dei diritti umani in quel Paese non costituisca una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale.

La Corea del Nord da anni è sottoposta a regime di sanzioni per il suo programma militare nucleare, ma quelle imposte ieri, elaborate dal Dipartimento del Tesoro e annunciate dal Dipartimento di Stato, sono le prime a colpire Kim e i dirigenti del regime 'ad personam' e anche le prime a prendere di mira le violazioni dei diritti umani.

Washington afferma che Pyongyang detiene in campi di prigionia fra 80.000 e 120.000 persone, fra cui bambini.

sda-ats

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