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La Svizzera chiede un riesame della Grande Camera della sentenza emessa a febbraio dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) sul calcolo delle rendite di invalidità delle persone occupate a tempo parziale.

L'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha confermato oggi il relativo comunicato stampa dell'associazione di assistenza a persone con handicap Procap, che aveva portato il caso davanti ai giudici di Strasburgo.

La Svizzera ha motivato il suo ricorso affermando che - nella sentenza di febbraio - l'ambito d'applicazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8 CEDU) è stato esteso in un modo non conforme all'attuale legislazione. È quanto ha comunicato il servizio stampa dell'UFG contattato dall'ats.

La CEDU ha stabilito che in Svizzera la modalità di valutazione per una rendita di invalidità discrimina le persone occupate a tempo parziale. Poiché a lavorare a tempo ridotto sono sopratutto le donne, il 98% dei casi del cosiddetto "metodo misto" riguarda proprio loro.

Ad essere analizzato dalla CEDU è stato in particolare il caso del rifiuto di una rendita ad una madre sangallese dopo la nascita dei suoi due gemelli, nel 2004. Due anni prima, la donna aveva dovuto ridurre il lavoro a tempo pieno a causa di problemi dorsali. Di conseguenza aveva inoltrato una richiesta di rendita parziale di invalidità, che era stata accolta. Dopo il parto, l'Assicurazione di Invalidità (AI), utilizzando il calcolo "misto", ha ritenuto che l'interessata non ne avesse più diritto.

Nella sentenza, i giudici di Strasburgo affermavano che è possibile concepire altri metodi di calcolo "che rispettano meglio la scelta delle donne di lavorare a tempo parziale dopo la nascita di un figlio". Per quattro voti a tre, è stato stabilito che "non sussiste una giustificazione sufficiente per la differenza di trattamento subita dalla richiedente, in applicazione del sistema misto".

Procap si dice dispiaciuta della decisione della Svizzera di ricorre. In questo modo si allungano ulteriormente i tempi per la rimozione della discriminazione, sostiene l'organizzazione.

sda-ats

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