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L'aiuto allo sviluppo deve disporre per gli anni 2017-2020 di una somma di 11,11 miliardi di franchi. Dopo il Nazionale, anche il Consiglio degli Stati ha approvato il progetto denominato "Cooperazione internazionale 2017-2020".

Rispetto alla Camera del popolo, quella dei cantoni ha voluto rafforzare il legame strategico tra cooperazione allo sviluppo e migrazione.

Nel dettaglio, alla cooperazione tecnica dovrebbero andare 6,6 miliardi di franchi e all'aiuto umanitario 2 miliardi. La Segreteria di Stato dell'economia (SECO) verrebbe dotata di 1,14 miliardi, mentre il credito per la transizione degli Stati dell'Europa dell'Est ammonterebbe a 1,04 miliardi. Ulteriori 230 milioni andrebbero alla promozione della pace.

La proposta del governo prevede un contributo totale pari allo 0,48% del PIL, ossia 11,11 miliardi di franchi, ovvero un po' meno dell'obiettivo (0,5%) fissato dal Parlamento cinque anni fa. Ma occorrerebbe pure tener conto dell'aiuto privato allo sviluppo, che risulta molto elevato in Svizzera, ha sottolineato Pirmin Bischof (PPD/SO) a nome della commissione.

Quale quota?

La sinistra avrebbe voluto attenersi all'obiettivo dello 0,5% entro il 2020 e di raggiungere lo 0,7% nel 2028, come proposto dall'ONU per la comunità internazionale.

"Si tratta di un costo necessario per combattere la povertà in un mondo devastato dai conflitti", ha sottolineato Liliane Maury-Pasquier (PS/GE). Alla fine tuttavia la minoranza socialista ha ritirato la proposta, convinta dall'intervento del consigliere federale Didier Burkhalter, il quale ha affermato che lo 0,7% resta un "obiettivo strategico a lungo termine", ma attualmente impossibile da realizzare a causa delle prospettive finanziarie incerte.

Dal canto suo, l'UDC ha chiesto invano di abbassare l'aiuto allo sviluppo allo 0,45% del PIL, pari a 430 milioni di franchi in meno. "Non si può non tener conto del programma di risparmi della Confederazione", ha deplorato Hannes Germann (UDC/SH).

Lo sciaffusano avrebbe voluto spendere 220 milioni in meno del previsto nella cooperazione tecnica, 165 milioni in meno nell'aiuto ai Paesi dell'Europa dell'Est e di versare 45 milioni in meno alla SECO. In compenso, l'aiuto umanitario avrebbe dovuto ricevere 40 milioni supplementari rispetto a quanto previsto dal Consiglio federale. La proposta di Germann è stata però bocciata con 34 voti contro 9.

Migrazioni

I "senatori" hanno inoltre deciso di far dipendere l'aiuto allo sviluppo anche dall'evoluzione della politica migratoria. "Gli aumenti previsti per i prossimi anni consentono sia di sostenere in maniera mirata le persone sul posto sia di contribuire al controllo dei flussi migratori", ha sottolineato Pirmin Bischof.

In giugno il Nazionale si era accontentato di chiedere che i programmi e i progetti inglobino "per quanto possibile gli elementi della politica migratoria". I "senatori" hanno invece chiesto un legame strategico tra i due ambiti. Questa soluzione è stata caldeggiata anche dal ministro degli esteri Didier Burkhalter, il quale ha precisato che il 20% dei crediti quadro sono destinati alla migrazione.

Tema della montagna

Infine, il Consiglio degli Stati ha adottato una mozione che chiede di accordare un'importanza particolare al tema della montagna nella cooperazione internazionale.

Misure concrete sono previste per il Nepal, il Kirghizistan, il Tagikistan, la Georgia, la Bolivia e il Nicaragua.

Il dossier ritorna ora al Nazionale.

sda-ats

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