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Anche il ministro delle finanze Ueli Maurer ha esortato al compromesso

Keystone/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

Il fantasma del referendum ha pesato oggi come un macigno sui dibattiti - a livello di divergenze - tenutosi al Consiglio degli Stati in relazione alla Riforma III dell'imposizione delle imprese.

I "senatori", piccati col Nazionale che non avrebbe tenuto in debito conto le preoccupazioni dei Cantoni, hanno confermato in toto la loro prima versione del progetto.

La terza riforma dell'imposizione delle imprese è destinata a compensare la prevista abolizione degli statuti speciali per le società holding e quelle di gestione invisi all'Unione europea e all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). I Cantoni, per non perdere attrattiva fiscale, dovrebbero consentire una riduzione dell'imposta sull'utile delle imprese. Tuttavia sono spaventati dai forti alleviamenti fiscali concessi dal Nazionale.

Nel marzo scorso la Camera del popolo, calcando la mano , aveva infatti licenziato un progetto che prevedeva minori introiti fiscali per la Confederazione di 1,2 miliardi, 100 milioni in più degli Stati.

In particolare, era stata approvata l'introduzione dell'imposta sugli utili corretta degli interessi nozionali. Questo sistema, in vigore per esempio in Belgio, permette alle imprese di dedurre un interesse fittizio allorché investono in fondi propri. Tale strumento, non contemplato nel progetto governativo, causerebbe mancati introiti supplementari di 266 milioni per la Confederazione e 344 milioni per i Cantoni.

A sinistra si era gridato allo scandalo. Una buona parte dei direttori cantonali delle finanze si è detta in seguito preoccupata per i mancati introiti supplementari, anche perché il Nazionale aveva respinto non solo l'idea - pensata quale compensazione - di innalzare dal 50% al 60% l'imposizione parziale dei dividendi, ma si era detto per di più contrario ad innalzare la quota di Imposta federale diretta spettante ai Cantoni (dal 17% attuale al 21,2; il Nazionale si era espresso per una via di mezzo, il 20,5%).

Quale compromesso la Commissione dell'economia e dei tributi degli Stati aveva chiesto, esaminando le divergenze, che la consorella tornasse almeno sulla questione dell'imposizione dei dividendi, ricevendo in risposta un secco "no".

Un affronto

Diversi "senatori" in aula hanno definito un "affronto" questo atteggiamento di chiusura, che rischia di compromettere l'intero progetto. Il Partito socialista ha già deciso di lanciare il referendum e anche i Cantoni potrebbero accodarsi.

Senza la volontà di giungere ad un compromesso, hanno ripetuto vari oratori spalleggiati dal consigliere federale Ueli Maurer, l'intero esercizio potrebbe finire con un nulla di fatto.

Per questo motivo, la maggioranza (29 voti a 19), ha respinto una proposta di minoranza (PLR e UDC) che avrebbe voluto seguire il Nazionale sulla questione degli interessi nozionali. La Camera dei cantoni ha poi approvato tacitamente la quota del 21,2% di Imposta federale diretta ai Cantoni.

Patent-Box, no deduzione costi ricerca all'estero

Circa i "Patent box", strumenti che consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo, il plenum ha confermato di voler limitare le deduzioni per queste spese al massimo al 150% degli oneri giustificati dall'uso commerciale.

Sì anche al limite complessivo dell'80% degli strumenti patent box, incentivazione dell'input e imposta sull'utile con deduzione degli interessi, nonché dello step-up. Pure mantenuta la limitazione dello sgravio mediante il patent box al 90%.

La Maggioranza ha anche deciso di non dedurre i costi di sviluppo all'estero, così come chiedevano i Cantoni. Per i "senatori" si tratta di dare un segnale al mondo scientifico elvetico. "Se si dovesse permettere alle imprese di dedurre i costi di ricerca all'estero, quest'ultime potrebbero essere tentate di trasferire oltre i confini nazionali i loro laboratori", ha affermato Anita Fetz (PS/BS).

Tassa sul tonnellaggio rinviata al Consiglio federale

Per 31 voti a 14 il plenum ha rinviato al Consiglio federale la nuova tassa sul tonnellaggio, che il Consiglio nazionale aveva introdotto nel corso dell'esame sulla Riforma III delle imprese.

La tassa sul tonnellaggio, invece che sugli utili, per le società di navigazione/logistica era stata introdotta dal Nazionale benché non figurasse nel progetto governativo.

Per il campo "borghese" la Svizzera, anche se privata di un accesso diretto al mare, figura al 23esimo rango dei paesi con un'attività marittima. Questa tassa, avevano argomentato vari deputati di destra, non è uno "strumento esotico", bensì un particolare tipo di imposizione, tra l'altro in vigore in altri Paesi europei, che potrebbe generare centinaia di impieghi e fino a 40 milioni di maggiori entrate per la Confederazione.

La maggioranza dei "senatori" ha però preferito rinviare questo aspetto al Governo affinché ne esamini la costituzionalità e, in caso affermativo, presenti un progetto da inviare in consultazione.

Il consigliere federale Ueli Maurer ha sostenuto questa procedura, precisando che l'utilità di una simile imposta merita di essere approfondita. "Per alcuni cantoni della Svizzera romanda tale tassa potrebbe essere interessante per rafforzare l'attrattiva della rispettiva piazza economica", ha spiegato il ministro delle finanze.

sda-ats

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