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Il Dalai Lama, guida spirituale del tibetani

KEYSTONE/AP/MANUEL BALCE CENETA

(sda-ats)

Il Dalai Lama, dalle prestigiose colonne del Washington Post, racconta in un editoriale le 'sue' ragioni di speranza di fronte a un'America che si interroga sui perché delle ripetute stragi.

"Perché sono ottimista sul futuro del globo": sotto questo titolo, a pochi giorni dalla strage di Orlando contro la pacifica comunità gay, sua Santità tibetana spiega il suo pensiero.

"Ci sono molte ragioni per essere ottimisti", esordisce il 14/mo Dalai Lama, da 60 anni in esilio dal suo Tibet, pur elencando la serie di sfide di fronte all'umanità che inviterebbero al pessimismo: dalla violenza senza fine in Medio Oriente alla crisi dei rifugiati in Siria, all'emergenza ambientale. Niente da fare - sostiene il leader spirituale - "sarebbe troppo facile lasciarsi andare alla disperazione", invece c'è molto di cui rallegrarsi.

Ecco le ragioni: i diritti umani sono un diritto ormai universale; la parità tra i sessi è largamente accettata; gli ideali contro la guerra sempre più sostenuti dai giovani; la riduzione dell'arsenale nucleare non appare più solo un sogno dopo la visita di Obama ad Hiroshima.

Ecco allora - come ieri a Washington a un incontro dell'Istituto americano per la Pace - che il leader religioso non esita a ribadire: "Pregare non è abbastanza". E scrive senza remore: "Anche se sono un monaco buddista, credo che la soluzione vada trovata 'oltre le religioni', in una nuova 'etica temporale', che con senso comune e conoscenza scientifica promuova un approccio universale ai valori umani comuni".

sda-ats

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