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Yves Rossier difende il comportamento di Ankara dopo il fallito golpe di metà luglio.

KEYSTONE/MARTIAL TREZZINI

(sda-ats)

Yves Rossier difende il comportamento di Ankara dopo il fallito golpe di metà luglio.

In un'intervista rilasciata ai quotidiani Tages-Anzeiger e Der Bund, il segretario di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) preferisce puntare al dialogo con la Turchia, perché - a suo avviso - le dichiarazioni bellicose non servono a nulla.

Secondo Rossier, la società civile turca ha dimostrato a più riprese che non è disposta a lasciarsi intimorire. "Per questo il 15 luglio scorso il colpo di Stato è fallito: perché la gente è scesa in strada, nonostante si stesse sparando contro di lei. Non ha avuto paura, dimostrando un grande coraggio civile. Questo è un buon segnale".

Con dichiarazioni bellicose, come ha fatto il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz, si ottiene poco, afferma il segretario di Stato del DFAE. "Noi vogliamo aiutare la Turchia affinché rimanga uno Stato di diritto".

Negli ultimi anni Ankara, sotto la guida di Recep Tayyip Erdogan, ha fatto grossi progressi. "La Turchia è oggi una società moderna e urbana. Trenta anni fa era tutto molto diverso. Noi vogliamo dire: 'non distruggete ciò che avete costruito'".

Alla domanda se non sia preoccupato che il regime turco reagisca in modo eccessivamente repressivo contro i suoi oppositori, Rossier afferma: "Mi inquieta di più il fatto che si siano messi in discussione 15 anni di sviluppo di un Paese con quasi 80 milioni di abitanti verso la democrazia e lo Stato di diritto. Questo è cruciale - e non il fatto di trovare simpatico o no un capo di Stato".

"Si immagini se in Svizzera i militari avessero tentato di attaccare il Consiglio federale e sparato sulla popolazione civile. Si sarebbe reagito con arresti", aggiunge Rossier. Non è invece lecito che si siano estese le carcerazioni a semplici oppositori del regime. È importante che questi ultimi possano difendersi in via giudiziale.

Secondo Rossier, la Svizzera potrebbe aiutare la Turchia a rimanere uno Stato di diritto, proseguendo il dialogo sia con il governo che con la società civile. "Così possiamo percepire la reale situazione del Paese. Siamo presenti sul posto e abbiamo progetti in corso. Anche grandi organizzazioni non governative in loco aiutano a capire se le voci allarmistiche siano davvero reali".

sda-ats

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