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Il ghiacciaio del Morteratsch, in Engadina (foto d'archivio).

Keystone/ARNO BALZARINI

(sda-ats)

Da luglio a settembre il ghiacciaio del Morteratsch (GR), ha perso circa 5 metri di lunghezza e fino a 6 metri di spessore sulla fronte. Lo rivela una nuova tecnica di monitoraggio con i droni messa a punto dai ricercatori dell'Università di Milano-Bicocca.

Ideato dal gruppo di Telerilevamento del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente, del Territorio e di Scienze della Terra (DISAT), insieme a Geomatica, Glaciologia e Microbiologia, il metodo - testato appunto sul Gruppo del Bernina - apre la possibilità di stimare bilanci di massa su diversi ghiacciai alpini. Un altro importante obiettivo è quello di capire che cosa renda più scuro l'apparato glaciale: il ghiaccio se diventa più scuro assorbe maggiormente le radiazioni, accelerando il processo di fusione.

Sul ghiacciaio dell'Engadina le rilevazioni con il drone (1'380 grammi di peso, 35 cm di diagonale, può volare fino a 72 Km/h e restare in volo in quota fino a 15-20 minuti) si sono svolte a 150 metri di altezza rispetto alla superficie e le immagini sono state scattate a intervalli di pochi secondi per ricostruire un modello tridimensionale della lingua del ghiacciaio.

Fra gli obiettivi di questa ricerca, infatti, c'è anche quello di creare mappe degli indici di scurimento del ghiaccio e indagare le cause di questo fenomeno: per questo motivo, sono stati quindi raccolti campioni di "crioconite", un sedimento scuro che si forma sulla superficie del ghiacciaio, dove si accumulano polveri atmosferiche e microrganismi.

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SDA-ATS