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Oltre un centinaio di famiglie di cristiani copti sono fuggite da Al Arish, nel nord del Sinai, abbandonando le proprie case e accusando il governo egiziano di non riuscire a proteggerli.

Si tratta di una nuova drammatica emergenza per le tormentata minoranza religiosa che costituisce il 10% degli abitanti del più popolato paese arabo (circa 92 milioni), a maggioranza musulmana.

"Stremati e terrorizzati", secondo i racconti dei testimoni, sono arrivati a Ismailia ed altre città dell'interno, dopo l'uccisione di sette copti e le continue minacce dell'Isis, che ha rivendicato anche l'attentato compiuto nella chiesa di San Pietro e Paolo, vicino alla cattedrale copta del Cairo, in dicembre, che provocò 29 morti.

Il presidente egiziano, Abdel Fattah El Sisi, ha convocato una riunione d'urgenza con il primo ministro, Sherif Ismail, ed i ministri della difesa, degli esteri, dell'interno, della giustizia e delle finanze, nonché il governatore delle Banca Centrale, per ordinare la massima accoglienza e assistenza alle famiglie allontanatesi da El Arish, oltre a disporre l'intensificazione delle operazioni antiterrorismo nel nord del Sinai. Il premier ha quindi reso noto di aver formato una ''task force'' per gestire l'emergenza delle famiglie copte.

Sono 118, per ora - secondo dati del ministro degli affari parlamentari, Omar Marawan, riferiti dall'agenzia Mena - le famiglie partite da Al Arish e trasferitesi in quattro governatorati: 96 a Ismailia, otto a Qalybiya, dodici a Assiout e due al Cairo. La ministra della solidarietà sociale, Ghada Waly, si è recata a Ismailia, dove ha incontrato 47 famiglie (211 persone) di sfollati, per rassicurarle sull'impegno del governo a mettere fine all'emergenza e consentire al più presto il loro rientro nella loro città.

Più di una settimana fa fonti dell'Isis hanno fatto circolare in web un video di 20 minuti che facendo riferimento all'attentato di dicembre ha minacciato i copti: ''Voi, crociati d'Egitto, questa operazione che vi ha colpito nel vostro tempio, è solo la prima - dice nel filmato un uomo mascherato - e sarà seguita da operazioni, se Dio lo permette. Voi siete il nostro primo obiettivo e la nostra pesca preferita''.

Qualche giorno dopo tre copti sono stati uccisi ad Al Arish: un uomo di 60 anni è stato ucciso in una scuola a colpi d'arma da fuoco e il cadavere di suo figlio di 40 è stato trovato bruciato. Sul terzo non sono stati precisati dettagli.

Nel luglio 2016 padre Rafael Moussa, della chiesa Mar Girgis, nella stessa città, fu ucciso a fucilate da terroristi dell'Isis, contro i quali esercito e polizia stanno conducendo una lotta senza tregua nel nord del Sinai da circa due anni.

Solidarietà ai copti è stata espressa, oltre che dal governo e dal patriarca della chiesa copta, papa Tawadros secondo, anche dalla chiesa anglicana, che ha dato ospitalità a una trentina di famiglie.

SDA-ATS