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Il segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker.

KEYSTONE/LUKAS LEHMANN

(sda-ats)

La situazione in Eritrea sul fronte dei diritti umani rimane tesa: è quanto afferma il segretario di Stato della migrazione, Mario Gattiker, ai quotidiani "Tages-Anzeiger" e "Der Bund" in edicola oggi.

I giovani che lasciano il Paese illegalmente o disertano rischiano al loro rientro la prigione e la tortura nel peggiore dei casi, sostiene l'alto funzionario.

Insomma, la tanto sperata apertura delle autorità a un dialogo sulla migrazione con la Svizzera è andata delusa, dichiara Gattiker basandosi sulle conclusioni cui è giunta una missione elvetica nel Paese africano.

L'intenzione delle autorità locali di limitare il servizio militare a 18 mesi non è stata seguita da alcun provvedimento concreto. Anzi, secondo il segretario di Stato, tali dichiarazioni sono state ufficialmente ritirate. Chiunque abbia lasciato il Paese illegalmente o non si sia presentato per compiere il servizio militare - che può durare anni se non decenni - deve temere il peggio.

Benché la Svizzera non riconosca la diserzione quale motivo per chiedere asilo politico, migliaia di eritrei hanno ottenuto protezione proprio per le conseguenze cui andrebbero incontro se dovessero essere rimandati nel loro Paese di origine.

L'Eritrea è il principale Paese fornitore di richiedenti asilo in Svizzera. Secondo la statistica sull'asilo 2015, pubblicata dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), 9966 eritrei hanno presentato una domanda d'asilo nella Confederazione. Si tratta di 3043 richieste in più rispetto al 2014.

sda-ats

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