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Decine di morti in Etiopia durante un raduno religioso

KEYSTONE/AP/STRINGER

(sda-ats)

Decine di persone sono morte nella calca durante l'annuale raduno religioso del popolo Oromia a Bishoftu, località a sud-est della capitale Addis Abeba, in Etiopia.

Al festival partecipavano circa due milioni di persone e alcune hanno cominciato a scandire slogan antigovernativi gridando "vogliamo libertà, vogliamo giustizia", e incrociando i polsi sopra la loro testa. Il 'gesto delle manette' diventato il simbolo della loro lotta è salito alla ribalta internazionale quando, alle Olimpiadi di Rio, è stato fatto dal podio dal maratoneta Feyisa Lilesa, medaglia d'argento sui 42 chilometri, originario proprio di Oromia e da allora mai più tornato in patria perché minacciato di morte.

Rivendicazione antiche, quelle degli Oromi, che già lo scorso novembre erano sfociate in disordini, scontri e repressioni. Da allora a maggio, ha denunciato Human Rigths Watch, le forze governative hanno massacrato circa 400 oppositori e ne hanno arrestati decine di migliaia. Di molti non si sa nulla da mesi.

Anche oggi la polizia non è andata per il sottile: ha aperto il fuoco, ha sparato gas lacrimogeni e pallottole di gomma e tra le decine di migliaia di persone si è scatenato il panico. Secondo testimoni la polizia ha voluto intenzionalmente accelerare l'avvicinamento della gente verso il palco dove si tenevano i discorsi religiosi. Tentando di non restare intrappolati, a decine sono fuggiti precipitando nei fossati che costellano l'area e sono stati schiacciati da chi finiva sopra di loro, morendo soffocati.

Altri sono caduti a terra e sono stati calpestati dalla massa in movimento. Altri ancora sono scivolati lungo le scarpate del grande lago sacro della regione, l'Harsadi, e sono annegati.

Gli abitanti dell'Oromia sono l'etnia etiope più importante dal punto di vista numerico ma più emarginata dal punto di vista politico ed economico.

Il governo di Addis Abeba ha confermato in un comunicato morti e feriti nella calca, senza precisarne il numero. Le autorità hanno però attribuito la responsabilità della strage a "persone che si preparavano a provocare tumulti per creare il caos". E ha denunciato il lancio di sassi e bottiglie contro le forze dell'ordine. Nel comunicato si dice anche che molte persone sono state ricoverate in ospedale.

Secondo testimoni citati dal sito online di Africanews finora i morti accertati sono almeno 50. Sullo stesso sito un altro testimone afferma che un elicottero militare ha lanciato contenitori di gas lacrimogeni sulla folla mentre la polizia sparava sulla gente e che i morti sono più di 300.

Sulle cifre del massacro non c'è comunque unanimità. Secondo un tweet di Jawar Mohammed, attivista e direttore esecutivo di Oromia Media Network, sarebbero 175 i cadaveri recuperati e trasportati ad Addis Abeba, mentre altre 120 persone sarebbero state ricoverate nell'ospedale di Bishoftu, la località sulle rive del grande lago dove si tiene ogni anno la festività.

Sul sito di AfricaNews lo stesso Jawar Mohammed ha anche postato un video in cui si vede un elicottero sganciare sulla folla contenitori che l'autore delle riprese dice fossero pieni di gas lacrimogeno che ha contribuito a scatenare il panico.

Da mesi l'Etiopia è teatro di manifestazioni di protesta organizzate per chiedere più libertà e equità al governo di Addis Abeba. La comunità internazionale è in allarme. Nei giorni scorsi anche gli Stati Uniti si sono detti preoccupati per l'eccessivo uso della forza da parte della polizia e dell'esercito contro i manifestanti, definendo la situazione "estremamente seria".

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SDA-ATS