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Il candidato della destra per le presidenziali francesi Francois Fillon.

KEYSTONE/AP/CHRISTOPHE ENA

(sda-ats)

"Oggi siamo come l'orchestra del Titanic, stiamo affondando". Georges Fenech, parlamentare dei Republicains di osservanza sarkozysta, è stato il primo a uscire allo scoperto, invitando François Fillon a ritirarsi.

La pioggia di rivelazioni sugli stipendi pagati dal parlamento francese ai membri della sua famiglia non si ferma. Ma l'ex premier tiene duro: "Andrò fino in fondo e rimarrò candidato".

"Tutto esaurito!". Le edicole di Parigi hanno preferito affiggere il cartello per avvertire i clienti che oggi - giorno di uscita del Canard Enchaîné che sta facendo a brandelli la candidatura del campione delle primarie della destra - fino all'ultima copia è stata venduta.

Il settimanale satirico, autore dei più clamorosi scoop della storia recente francese, aveva aumentato di 100'000 copie la sua tiratura normale, rifornendo le edicole di 391'000 esemplari, alle quali si aggiungono le 74'000 riservate agli abbonati. Non tutti i record sono stati battuti, meno che mai quello assoluto del milione di copie andate a ruba nel maggio 1981 per lo scandalo Maurice Papon (ex ministro di Giscard d'Estaing che risultò coinvolto nella deportazione degli ebrei).

Il caso Fillon sta assumendo contorni da scontro istituzionale, mentre in qualche sondaggio il calo del candidato della destra si fa pesante, fino ad escluderlo per la prima volta dal ballottaggio contro Marine Le Pen.

Ormai assediato da interrogatori, perquisizioni e nuove rivelazioni: di ieri quella dei due figli che, assunti anche loro come assistenti, hanno portato a casa 84'000 euro, in aggiunta ai 900'000 totali della mamma. Tutto a spese del parlamento.

Ma per Fillon, sbottato oggi di fronte ai suoi parlamentari, "siamo di fronte a un tentativo di colpo di stato istituzionale", "dovremmo denunciarlo, basta stare sulla difensiva, perché viene fuori adesso? È un'operazione molto professionale, non viene da noi, come dicono in giro, viene dal potere".

Chiamato in causa, l'Eliseo ha risposto in pochi minuti: "È un modo di fare che non è accettabile - ha tagliato corto il portavoce del governo, Stephane Le Foll, uscendo dal consiglio dei ministri settimanale dal presidente della Repubblica - l'unico potere è quello della giustizia".

Ma l'unità, almeno di facciata, fin qui esibita dai Republicains, sta andando in frantumi. Fillon ha insistito anche stasera che andrà "fino in fondo" e resterà candidato. Fenech si è fatto portavoce di chi ormai ha voltato pagina, chiamando addirittura i vertici del partito "a convocare un consiglio nazionale straordinario per decidere chi deve condurre il progetto che aveva convinto i francesi quando Fillon lo aveva annunciato".

È il piano B, di cui si mormora da giorni, ma che fino ad oggi era vietato nominare. Philippe Gosselin, un altro parlamentare del partito di Fillon, avverte Alain Juppé, finalista alle primarie poi sconfitto al ballottaggio, di "tenersi pronto". Sul web, poi, stanno sgomitando per farsi largo alcuni degli ipotetici sostituti di Fillon, dall'ex ministro Francois Baroin (risulta depositato il nome di dominio altamente sospetto Baroin2017.fr), ad altri notabili come Xavier Bertrand e Laurent Wauquiez.

"Quindici giorni - ha detto oggi Fillon rivolto ai suoi - vi chiedo soltanto di resistere 15 giorni, il tempo per chiudere l'indagine preliminare, poi tirerete voi le conclusioni". Citato dai media francesi, un membro attivo della campagna elettorale di Fillon avrebbe commentato sconsolato: "Sappiamo tutti che se gli diamo 15 giorni cadremo tutti insieme a lui...".

SDA-ATS