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Un'immagine degli scontri di oggi a Parigi.

KEYSTONE/AP/FRANCOIS MORI

(sda-ats)

Non aumentano i manifestanti, non diminuiscono le violenze: all'ottava giornata di protesta contro il Jobs act francese, lo scenario è sempre lo stesso. Cortei sparuti ma guerriglia puntuale a Parigi, Nantes e Bordeaux, con feriti, danni e fermati.

Il governo cerca una via d'uscita, il premier Valls è inflessibile sul punto più conteso, l'articolo 2 della riforma, ma il suo ministro delle Finanze, Sapin, lo contraddice.

Le cifre sulla partecipazione sono al solito contraddittorie. Si è parlato inizialmente di manifestanti in aumento ma le cifre diffuse in serata sono in calo rispetto alle settimane scorse: in tutta la Francia 153'000 in corteo, 30'000 secondo il sindacato CGT. Gravi gli incidenti, 77 i fermati. Un po' più di partecipazione si è registrata a Parigi, 18'000 manifestanti invece di 14'000 per la questura, 100'000 per Force Ouvriere.

Nella capitale, caos e scontri fin dall'inizio alla Bastiglia, anche per la concomitante operazione di polizia per neutralizzare un presunto jihadista che si era barricato in un appartamento del quartiere. Scontri con giovani con il passamontagna anche all'arrivo a place de la Nation. A Bordeaux i casseurs hanno attaccato un commissariato ferendo una donna. A Nantes la polizia ha dovuto far uso di gas lacrimogeni dopo che il corteo era degenerato e i manifestanti si erano abbandonati al saccheggio di due banche. A Caen, in Normandia, filmato un nuovo caso di presunta violenza della polizia contro un manifestante.

Sul piano politico, il caos non è minore. Manuel Valls, il premier ieri irremovibile davanti al parlamento, ha ribadito la fermezza ai microfoni di radio e tv stamattina. Possibili "modifiche" o "miglioramenti" ma non si tocca l'articolo 2 del testo di legge, la spina nel fianco dei sindacati. Si tratta infatti della parte della legge che autorizza la contrattazione di secondo livello, sottraendo di fatto al sindacato l'esclusiva della trattativa collettiva a livello nazionale.

Mentre Valls fa dell'articolo 2 un punto irrinunciabile, oggi il suo ministro delle Finanze, Michel Sapin, ha aperto una crepa, sintomatica del malessere crescente all'interno della maggioranza di governo. "Forse - ha detto Sapin a microfoni diversi da quelli di Valls - bisognerà ritoccare l'articolo 2 su alcuni punti". Una posizione che era stata accennata ieri da Bruno Le Roux, capogruppo socialista all'Assemblea nazionale.

Nella breccia così aperta si è immediatamente infilato Philippe Martinez, segretario della CGT. Per lui, Francois Hollande, che dal Giappone - dove si trova per il G7 - ha mandato messaggi di sostegno a Valls, "non ha più la sua maggioranza": "Qual è oggi la posizione del governo?", si è chiesto. "Quella di Valls, di Sapin, di Le Roux? Non sappiamo con chi dobbiamo parlare...come per altri aspetti, tutto questo dimostra che il presidente non ha più una maggioranza".

sda-ats

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