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Il primo ministro francese Manuel Valls

KEYSTONE/EPA/JEREMY LEMPIN

(sda-ats)

Terzo e ultimo colpo di mano del governo francese sulla riforma del lavoro. Nel Paese alle prese con l'orrore jihadista dopo la strage di Nizza, la terza in appena 18 mesi, il premier Manuel Valls vuole chiudere rapidamente l'infinita querelle sulla Loi Travail.

Nel corso di un intervento all'Assemblea Nazionale, il capo del governo - nell'unica breve parentesi non consacrata a sicurezza e stato d'emergenza - ha annunciato il terzo ricorso all'articolo 49.3 della Costituzione, che consente di adottare il 'Jobs act' francese senza passare per il voto dei deputati, salvo una ormai improbabile mozione di sfiducia entro le prossime 24 ore.

L'accidentato percorso della Loi travail è cominciato a marzo con una prima versione presentata dalla giovane ministra del Lavoro Myriam El Khomri. Dopo mesi di trattative si è arrivati a una sorta di versione 'alleggerita' accettata dal sindacato CFDT ma non dalla CGT, il principale sindacato di Francia contrario alla riforma, che in quattro mesi ha indetto ben 12 giornate di mobilitazione nazionale con scioperi e manifestazioni di piazza in tutto il Paese, anche nel corso degli Europei di calcio.

Da parte sua, il presidente François Hollande ritiene la legge "conforme ai suoi valori di uomo di sinistra". Bestia nera della CGT era anzitutto l'articolo 2 sulla contrattazione. Una disposizione su cui l'esecutivo non si è piegato e che inverte la gerarchia normativa introducendo la possibilità delle aziende di distaccarsi dai contratti nazionali di categoria e utilizzarne versioni modificate attraverso contrattazioni interne tra direzione e lavoratori.

La legge non cancella le 35 ore di lavoro settimanale, misura 'simbolo' del Partito socialista, ma permette alle aziende di negoziare aumenti, salendo fino a 48 ore e turni di 12 ore. La riforma punta anche a semplificare i licenziamenti economici, ovvero giustificati da una fase di difficoltà dell'azienda.

Nella visione dell'attuale governo l'obiettivo è ridurre i ricorsi alla giustizia e aumentare la flessibilità e quindi (si spera) le assunzioni. Oggi, nonostante il colpo di forza i sindacati ostili alla riforma non hanno indetto alcuna manifestazione complice forse anche il clima, pesantissimo, dovuto al terrorismo. Contrariamente al passato le piazze sono rimaste vuote a Parigi e in tante altre città di Francia ma la CGT di Philippe Martinez continua a promettere battaglia, almeno dopo la pausa estiva. Appuntamento fissato per il 15 settembre.

sda-ats

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