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Yahya Jammeh in una foto dello scorso dicembre.

KEYSTONE/AP/JEROME DELAY

(sda-ats)

Yahya Jammeh si è arreso. L'ex uomo forte del Gambia, sconfitto alle presidenziali di dicembre alla fine ha accettato di cedere pacificamente il potere al capo di Stato eletto Adama Barrow e di andare in esilio.

Una vittoria della diplomazia che allontana lo spettro della guerra civile.

Una svolta per la piccola repubblica africana, per settimane sull'orlo di un conflitto anche dopo l'ingresso nel Paese delle truppe dell'Ecowas (Cedeao, l'organizzazione che raggruppa i Paesi dell'Africa occidentale), intenzionate a raggiungere la capitale e costringere l'ex presidente alla resa.

"Voglio informarvi che Jammeh ha accettato di cedere il potere e dovrebbe lasciare il Paese oggi", ha scritto su Twitter Barrow che si trova ancora a Dakar, in Senegal, dopo che ieri aveva giurato all'interno della sua ambasciata.

La resa è arrivata dopo la scadenza dell'ultimatum imposto dall'Ecowas, che aveva ordinato a Jammeh di lasciare il Paese di sua spontanea volontà altrimenti sarebbe scattato l'uso della forza, ma soprattutto grazie alla mediazione diplomatica dei leader di alcuni Paesi africani, tra cui Guinea e Mauritania.

Nella capitale la situazione è apparentemente calma. Per tutta la giornata le strade sono rimaste deserte, i negozi chiusi, la maggior parte dei turisti sono partiti e gli hotel vuoti. Nel resto del Paese non si sono avute notizie di scontri, anche dopo che il capo delle forze armate del Gambia, il generale Ousmane Badjie, aveva assicurato il suo sostegno al nuovo presidente eletto annunciando che i servizi di sicurezza non avrebbero combattuto le truppe della forza regionale panafricana. "Non si può andare alla guerra per un problema che possiamo risolvere politicamente - ha detto Badjie - Non c'è alcun motivo per combattere".

L'ultimo colpo di coda di Jammeh prima della resa era stato lo scioglimento del governo. Nei giorni scorsi diversi ministri si erano dimessi. Lunatico, prepotente e con una forte personalità Jammeh ha comandato il suo Paese con il pugno di ferro per oltre vent'anni. Dopo la sua elezione nel 1994 affermò che "solamente Allah" avrebbe potuto convincerlo a lasciare. Attivisti e gruppi in difesa dei diritti umani lo hanno accusato di avere arrestato e ucciso gli oppositori politici a sangue freddo. E poi gli insulti omofobi nei confronti dei gay quando giurò che avrebbe fatto tagliare loro la gola. Nel 2007 propose addirittura una cura per l'Aids a base di erbe e banane. Due anni dopo il suo governo accusò di praticare la stregoneria circa mille persone che vennero obbligate a bere una pozione con allucinogeni. L'ultima sortita, lo scorso anno quando annunciò che il Gambia avrebbe lasciato la Corte penale internazionale.

SDA-ATS