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Attivisti gay israeliani

KEYSTONE/AP/ARIEL SCHALIT

(sda-ats)

Una folla record, stimata in 25 mila persone, ha preso parte oggi a Gerusalemme alla 15/ma edizione della Gay Pride Parade, in una imponente manifestazione di reazione ai messaggi di tono omofobo lanciati nelle ultime settimane da influenti rabbini.

Il premier Benjamin Netanyahu, dalla propria pagina Facebook, ha salutato i partecipanti della marcia e uno dei suoi ministri - Ghilad Erdan (sicurezza interna, Likud) - vi ha partecipato in prima persona.

Lungo l'itinerario la polizia ha schierato migliaia di agenti e di volontari - in divisa e anche in borghese - per impedire possibili attacchi da parte di zeloti ebrei determinati ad impedire "il sacrilegio della Città Santa".

Trenta persone sospette sono state fermate, fra esse due ultrà di destra trovati in possesso di coltelli. La polizia ha invece autorizzato un picchetto di protesta, organizzato con lo slogan: 'Gerusalemme non è Sodoma'.

La polizia ha affermato di essere riuscita a sventare un nuovo attacco alla Gay Parade organizzato da Ishay Schlissel, lo zelota omofobo che già attaccò la manifestazione nel 2005 (ferendo quattro persone) e nel 2015 (quando uccise a coltellate una adolescente). La polizia ha ieri arrestato suo fratello, Michael, dopo aver ascoltato una conversazione telefonica in cui Yishai Schlissel lo spronava ad attaccare oggi la Gay Parade.

Alla manifestazione odierna hanno aderito per la prima volta anche numerosi ebrei religiosi che hanno voluto così distanziarsi pubblicamente da rabbini oltranzisti che nei giorni scorsi avevano sostenuto che secondo la Bibbia "gli omosessuali sono pervertiti, persone malate, che dovrebbero essere guarite".

sda-ats

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