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Una piattaforma petrolifera in acque britanniche.

Keystone/AP Diamond Offshore Drilling/

(sda-ats)

La Cina è ormai - attraverso il colosso statale Cnooc (China National Offshore Oil Corporation) - il principale operatore dei pozzi petroliferi britannici del Mare del Nord. E il Times di Rupert Murdoch ne ha paura.

Il giornale londinese riserva oggi il titolo d'apertura a questo dossier, presentando i risultati di una sua analisi secondo cui i recenti sgravi fiscali decisi dal governo del regno avrebbero fra l'altro garantito un risparmio di oltre 2 miliardi di sterline alle casse della Cnooc e di conseguenza a quelle dello Stato cinese e del "Partito Comunista che ne detiene il controllo".

Per il Times, dietro l'interesse economico - reciproco, sullo sfondo dei ciclopici affari messi sul piatto pochi mesi fa nell'ultimo megavertice bilaterale di Londra fra il presidente cinese Xi Jinping e l'allora premier britannico David Cameron - si cela anche l'obiettivo "strategico" di Pechino di espandere il suo 'soft power' in Europa in termini d'influenza politica.

Lo dimostrano l'entità degli investimenti e la scelta degli obiettivi, insiste il quotidiano, sottolineando del resto come la stessa nuova premier Theresa May abbia appena rinviato per 'prudenza' il via libera alla nuova centrale nucleare di Hinkley Point, in Inghilterra: progetto in cui la Cina avrebbe ancora un peso chiave.

La Cnooc ha preso da parte sua le redini dei due maggiori giacimenti offshore del Mare del Nord, per un ammontare di 200'000 barili al giorno, il 10% dell'intera produzione della zona. E intanto, conclude il Times, iniziative analoghe vengono portate avanti dai cinesi in Africa orientale, in competizione diretta con gli Usa.

sda-ats

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