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Tony Blair (foto d'archivio)

/AP/RICHARD DREW

(sda-ats)

Ennesima rivelazione sull'attività di consulente strapagato svolta per conto di governi stranieri e regimi vari da Tony Blair in questi anni.

Stavolta è il Guardian a denunciare - sulla base di documenti riservati giunti in suo possesso - il ruolo da intermediatore e lobbista svolto dall'ex premier britannico, da tempo impopolare in patria, per promuovere interessi d'affari sauditi sul mercato della Cina. E a sottolineare come questa azione si svolse mentre Blair ricopriva - con esito nullo - l'incarico di emissario speciale del Quartetto (Onu, Usa, Russia, Ue) in Medio Oriente.

Il giornale svela che l'ex premier si mise al servizio della PetroSaudi, azienda con sede legale a Londra di cui è comproprietario il principe Turki bin Abdullah, figlio del re di Arabia Saudita d'allora, "corteggiando" con successo per suo conto "alcuni dei più influenti leader" di Pechino.

E aprendo infine le porte del mercato cinese in cambio del versamento alla propria società di consulenza d'una commissione mensile da 41.000 sterline (circa 57'800 franchi) e del 2% degli affari conclusi.

sda-ats

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