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Ampio spazio al ricordo della sua personalità folkloristica, ma anche all'aspetto più oscuro della sua storia criminale negli articoli che la stampa britannica dedica oggi alla figura di Howard Marks, il leggendario trafficante di marijuana, scomparso ieri 70enne.

Marks inondò di 'erba' il mondo negli anni '80 arricchendosi a dismisura.

E - dopo qualche anno di galera negli Usa - si riciclò come attivista per la liberalizzazione della droga, come autore e persino come candidato al Parlamento (tentando invano di farsi eleggere alla Camera dei Comuni).

Ribattezzato 'Mister Nice', titolo dell'autobiografia sincera, ma elogiativa che si dedicò, Marks è morto per un cancro all'intestino. Era tornato in patria negli anni '90 dopo essere stato arrestato, estradato in America e aver trascorso 7 anni in cella prima del rilascio 'sulla parola'. Da allora mai una parola di ripensamento sugli anni ruggenti e sulla sua vecchia attività di spacciatore globale: rivendicata anzi alla stregua di un bel modo di far fortuna e di "aiutare" al contempo una clientela sterminata a "sballarsi un po'", come ripeteva.

Di qui la 'condanna' che il conservatore Daily Mail riserva oggi alla sua "eredità di criminale". Lasciando sullo sfondo la rievocazione del personaggio pseudo hippy, con le camicie sgargianti e i lunghi capelli riccioluti, che negli anni della contestazione e soprattutto del riflusso trasformò la protesta in affare: in una girandola di decine di false identità e artifici fantasiosi per celare il contrabbando.

sda-ats

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