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L'attuale governatore della Banca del Giappone (BoJ) Haruhiko Kuroda lascia la stanza della conferenza stampa.

Keystone/EPA/KIMIMASA MAYAMA

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La Banca del Giappone (BoJ) lascia i tassi negativi invariati e adotta di fatto una nuova struttura di intervento per garantire il raggiungimento dell'obiettivo di un'inflazione che superi il 2% nel più breve tempo possibile.

Il piano di acquisto delle obbligazioni governative rimarrà immutato, per un importo pari a 80'000 miliardi di yen (circa 768 miliardi di franchi), ma anziché alla base monetaria punterà a mantenere il rendimento sui bond decennali all'attuale livello zero.

Per continuare a far scendere i tassi a breve scadenza il costo del denaro rimane al -0,1%, e l'espansione della base monetaria - spiega l'istituto - servirà alla stabilizzazione dei prezzi. "È necessario un considerevole impegno per aumentare le aspettative al rialzo sui prezzi al consumo", ha detto il governatore Haruhiko Kuroda, ribadendo che il comitato non esclude un allungamento dei tempi della politica dei tassi negativi se dovesse essere necessario, pur ammettendo possibili conseguenze negative sull'economia dall'implementazione di questi provvedimenti.

L'attuale governatore, che ha iniziato il suo mandato nel marzo 2013, si era posto come obiettivo il ritorno ad un tasso di inflazione del 2% nei 2 anni successivi all'avvio del suo incarico, un traguardo che a distanza di 3 anni appare ancora lontano dal realizzarsi.

In luglio l'indice dei prezzi al consumo, escluse le componenti più volatili, è sceso dello 0,5%, il ritmo più rapido in oltre 3 anni. Una flessione che secondo Kuroda è imputabile alla contrazione globale dei prezzi petroliferi - dal momento che il Giappone importa il 90% del suo fabbisogno energetico - e all'introduzione della tassa sui consumi, dal 5 all'8%, nel 2014. I consumi contribuiscono al 60% del prodotto interno lordo del Giappone.

Nel tentativo di invertire la marcia, l'istituto centrale ha adottato una politica di tassi negativi nel gennaio di quest'anno, -0,1%, per incentivare le banche e le istituzioni finanziarie a concedere più prestiti alla clientela, stimolando le spese per consumi.

In un comunicato la Banca del Giappone spiega ancora che le politiche monetarie adottate negli ultimi 3 anni sono servite a migliorare l'assetto finanziario del paese, aggiungendo che l'economia nipponica non è più in deflazione.

La Borsa di Tokyo ha reagito alla decisione positivamente con un rialzo dell'1,91%, e lo yen si è svalutato sul dollaro, arrestando temporaneamente la fase di apprezzamento sul biglietto verde, pari al 17% da inizio anno.

sda-ats

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