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Ancora una tegola su Tata Steel Uk, la sussidiaria britannica del colosso indiano Tata impegnata a disfarsi delle sette acciaierie che possiede fra Inghilterra e Galles, presidio superstite di uno storico settore ormai in profonda crisi nell'isola.

Gli investigatori anti-truffa del Serious Fraud Office di Londra hanno infatti aperto un'indagine sulla società, come rivela oggi il Daily Telegraph.

Sotto esame ci sarebbero denunce secondo le quali da alcuni degli stabilimenti di Tata Steel sarebbero usciti prodotti accompagnati da certificazioni falsificate sulla loro composizione. Un artificio che si sospetta sia stato ordito in particolare in una fabbrica dello Yorkshire per contenere i costi di fronte al crollo dei prezzi dell'acciaio e alla concorrenza delle importazioni sottocosto cinesi. E che pare abbia avuto effetti evidenti sulla qualità di alcune forniture ricevute da circa 500 clienti, fra cui grandi industrie quali BAE o Rolls-Royce. Un ulteriore filone d'inchiesta, non si sa se collegato o meno, riguarderebbe poi questioni commerciali.

In attesa di conferme o di smentite, le rivelazioni del Telegraph gettano comunque un'ombra sulla procedura di vendita appena annunciata dallo stesso gruppo Tata e rischiano di allontanare i pochi potenziali compratori. Oltre a creare imbarazzo al governo Cameron e al ministro delle Attività Produttive, Sajid Javid, impegnato in prima persona a cercare di facilitare la cessione degli impianti, evitandone la chiusura, e a garantire in qualche modo un passaggio di mano. In gioco, nota il giornale, ci sono i 15.000 posti di lavoro residui degli stabilimenti acquisiti a suo tempo da Tata nel Regno e i 25.000 dell'indotto: tutti attualmente in pericolo.

sda-ats

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