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Jean-Michel Cina, presidente della Cdc.

KEYSTONE/LAURENT GILLIERON

(sda-ats)

Il "modello bottom-up" per l'applicazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa, sviluppato inizialmente per il Ticino e focalizzato sul fenomeno dei frontalieri, è ora stato adattato per poter essere applicato ovunque in Svizzera.

Si tratta di una proposta pragmatica e rispettosa del federalismo, hanno precisato oggi in una conferenza stampa a Berna i rappresentanti della Conferenza dei governi cantonali (Cdc).

È una soluzione costruttiva che permette di risolvere i problemi dove sorgono con misure mirate limitate nello spazio e nel tempo, ha spiegato il consigliere di stato vallesano Jean-Michel Cina, presidente della Cdc.

L'impatto della libera circolazione sul mondo del lavoro è molto diverso da cantone e cantone, non solo a causa della prossimità alla frontiera, ma anche per le specificità del tessuto economico locale. Il modello bottom-up permette di tener conto di queste disparità, ha aggiunto Benedikt Würth, responsabile delle finanze del canton San Gallo.

La proposta, sviluppata dall'ex Segretario di Stato Michael Ambühl, ora professore al Politecnico federale di Zurigo, prevede misure di salvaguardia del mercato del lavoro adottate al livello più basso possibile, laddove vengano riscontrate difficoltà particolari: in rami economici locali, a livello di regioni oppure in tutta la Svizzera, in funzione del grado di difficoltà.

sda-ats

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