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In Francia sono sempre di più i simpatizzanti della gauche ad invocare un'unione tra le tre sinistre in corsa per l'Eliseo: quella radicale del socialista Benoît Hamon, quella antisistema di Jean-Luc Mélenchon, e quella ecologista di Yannock Jadot.

Secondo un sondaggio realizzato dall'istituto Odoxa per France Info, il 60% dei simpatizzanti sogna una candidatura unica. Per il 44%, Mélenchon, candidato della France Insoumise, dovrebbe ritirarsi e cedere lo spazio a Hamon, candidato del reddito di cittadinanza che ha sconfitto l'ex premier Manuel Valls nelle primarie socialiste di fine gennaio. Solo il 16% preferirebbe lo scenario inverso.

Dopo un primo colloquio nei giorni scorsi, i due candidati si sono riparlati anche oggi. Mentre Libération chiede la convocazione di un dibattito a tre Hamon-Jadot-Mélenchon. In una lettera inviata a Hamon, Mélenchon si è detto "pronto a federare i partiti della gauche tradizionale". Ma chiede "garanzie politiche precise". Tra queste, non scendere a patti elettorali - né alle presidenziali né alle legislative - con il candidato 'liberal' di En Marche!, Emmanuel Macron. Ma soprattutto Hamon si deve impegnare a rompere con l'eredità di François Hollande, anche abolendo le misure "più emblematiche del quinquennio" come la contestata riforma del Lavoro, "lo stato d'emergenza permanente" decretato dopo gli attentati del 2015 o l'"uscita dal nucleare". In caso di accordo, si dice "pronto a consultare le 250'000 persone che si sono personalmente schierate al suo fianco sulla proposta che gli sarà fatta".

Questa mattina, Hamon si è mostrato possibilista. "Dobbiamo discutere delle condizioni in cui un'unione è possibile, in fondo, si tratta di capire chi è in grado di rappresentare meglio la gauche di domani tra Yannick Jadot (candidato Europe Ecologie - Les Verts, ndr), Jean-Luc Mélenchon e il sottoscritto". Ieri sera, gli ecologisti si sono espressi in maggioranza per l'apertura di trattative in vista di un possibile patto. In radio, Hamon ha passato in rassegna i punti in comune con le altre due gauche alternative, come "l'aspirazione ad una VI Repubblica o la conversione ecologica della nostra economia". Quello che "ci separa", invece "è la costruzione europea". In sostanza: lui ci crede ancora, ma Mélenchon per niente.

Intanto, mentre la sinistra divisa riflette all'improbabile unione, Marine Le Pen torna all'attacco. E respinge con forza l'accusa di aver stipulato un contratto falso con il suo bodyguard al Parlamento europeo. "È una bugia spudorata", ha tuonato la leader del Front National, ai microfoni di radio France Bleu Besancon. Mentre il candidato della Destra (Les Républicains), François Fillon, sprofonda nei sondaggi, travolto dalle accuse sugli impieghi fittizi in parlamento a moglie e figli, il cosiddetto Penelopegate. Secondo gli ultimi sondaggi, Le Pen guida il primo turno delle presidenziali, tallonata da Emmanuel Macron, che la batterebbe nel secondo turno del 7 maggio.

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SDA-ATS