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Balzo delle nuove commesse per l'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica nel 2016 (foto simbolica)

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

L'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM) lo scorso anno ha fatto segnare una forte progressione delle nuove commesse, un dato che prefigura maggiori entrate nel 2017.

Il settore rimane però assai prudente sull'evoluzione degli affari. L'anno scorso, con l'eccezione dell'ultimo trimestre, il fatturato si è contratto. Il settore prosegue la ristrutturazione: l'organico è considerevolmente diminuito.

L'entrata di ordinazioni è aumentata del 9,5% su base annua, mentre i ricavi si sono ridotti dell'1,8%. Tra ottobre e dicembre le vendite hanno però registrato un balzo in avanti del 2,7%, sia a livello di grosse società che di piccole e medie imprese (PMI), ha precisato l'organizzazione padronale di categoria Swissmem in una nota diramata oggi.

A livello delle esportazioni, le vendite sono rimaste allo stesso livello del 2015 (+0,1%) a 63,3 miliardi di franchi. Nel dettaglio, vi è stata progressione per i segmenti degli strumenti di precisione (+3,8%), dei metalli (+2,7%) e dell'elettronica (+1,6%). Dal canto suo la costruzione delle macchine ha ceduto lo 0,8%.

Le vendite sul mercato europeo, la maggiore destinazione dei prodotti MEM elvetici con una proporzione del 59,3%, sono cresciute del 2,8% e quelle negli Stati Uniti del 2,1%. Vi è invece stato un calo del fatturato in Asia, di un -5,4%.

Per l'organizzazione la forza del franco "per molte imprese" continua ad avere effetti negativi. A riprova delle sue affermazioni, Swissmem presenta le statistiche sull'utile operativo realizzato dalle società: nel 2016 il 23% ha registrato un Ebit in rosso; nel 2014, prima dunque dell'abolizione della soglia minima di cambio tra euro e franco intervenuta nel gennaio 2015, "solo" il 7% aveva segnalato tale risultato in negativo.

"A due anni dalla decisione della Banca nazionale svizzera, il 57% delle imprese non ha potuto realizzare margini, o lo ha fatto in modo insufficiente", deplora il presidente di Swissmem Hans Hess, citato nella nota. Di cattivo augurio è anche il fatto che la valuta nazionale negli ultimi mesi si è costantemente rafforzata rispetto alla moneta unica europea.

Il settore prosegue la sua lenta trasformazione: alla fine del 2016 aveva un organico di 317'600 persone, 12'600 in meno rispetto alla fine del 2014. Le offerte d'impiego hanno però conosciuto una ripresa, scrive Swissmem.

L'organizzazione padronale è estremamente prudente sulle prospettive per l'anno in corso, viste le incertezze sull'evoluzione dei cambi e sulla situazione politica. Stando a un'inchiesta interna, il 46% delle imprese sta valutando la possibilità di trasferire le attività all'estero entro il prossimo triennio.

SDA-ATS