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Tony Blair.

Keystone/EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

(sda-ats)

Dopo anni di attese e rinvii, oggi saranno rese pubbliche le conclusioni della commissione indipendente d'inchiesta sulle responsabilità di Tony Blair per le bugie e i segreti che spianarono la strada alla partecipazione britannica all'invasione dell'Iraq nel 2003.

L'inchiesta guidata da sir John Chilcot - 2,6 milioni di parole, 150'000 documenti analizzati, assunzione di prove da oltre 150 testimoni per un costo di 10 milioni di sterline - rischia d'imbarazzare l'establishment britannico, oltre a coinvolgere pesantemente il primo ministro dell'epoca, Blair.

Tony Blair fu in prima fila al fianco dell'allora presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, nel guidare quella operazione militare e nel giustificarla con l'asserito possesso di armi di distruzione di massa da parte di Baghdad. Armi destinate poi a non essere mai trovate nella realtà, almeno nei termini indicati da Washington e da Londra.

In molti in Gran Bretagna ritengono l'ex premier responsabile della morte di quei 179 soldati britannici uccisi sul suolo iracheno.

"Ho detto molto chiaramente fin dall'inizio dell'inchiesta che se ci fossimo imbattuti in decisioni o comportamenti che meritavano la critica non ci saremmo tirati indietro", ha detto oggi Chilcot in un'intervista. "E infatti - ha aggiunto - ci sono stati più di un paio di casi in cui siamo stati costretti a farlo".

Chilcot ha quindi ammesso che c'è voluto molto più tempo del previsto per "andare a fondo di ciò che è accaduto nel corso di un periodo lungo nove anni sotto tutti gli aspetti legali, militari, diplomatici e di intelligence". Puntavamo, ha aggiunto, a produrre "un resoconto veramente affidabile".

Nel caso in cui l'atteso rapporto si rivelasse troppo soft ed evasivo sulle responsabilità dell'ex premier, un gruppo trasversale di deputati britannici di vari partiti sta lavorando sotto traccia all'ipotesi d'una procedura d'impeachment contro l'ormai impopolare padre del New Labour.

Blair nei mesi scorsi è stato sentito due volte dalla stessa commissione e ha ammesso errori di valutazione, senza tuttavia chiedere scusa né rinnegare quella guerra.

Indiscrezioni di stampa indicano che Blair stia elaborando con amici e consiglieri un contrattacco alle conclusioni della Commissione a cui egli non intende sottomettersi.

La sua linea difensiva punterà sulla tesi secondo cui il mondo senza Saddam Hussein è "comunque più sicuro". Insistendo che le armi di distruzione di massa, anche se non furono trovate, avrebbero potuto essere sviluppate dal regime di Baghdad. E scaricando la colpa del caos post-bellico in Iraq sulle sole interferenze dell'Iran e su al Qaida.

sda-ats

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