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La ministra Maria Elena Boschi dopo il voto

KEYSTONE/EPA ANSA/GIUSEPPE LAMI

(sda-ats)

L'Italia ha una legge sulle unioni civili, che dà riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali, a sei anni dalla prima sollecitazione della Corte costituzionale al Parlamento a legiferare in materia.

L'approvazione è una "pagina storica" per il premier Matteo Renzi che ha posto la fiducia proprio per giungere il più rapidamente possibile al risultato. Ma il mondo cattolico è in subbuglio e il centrodestra reagisce rabbiosamente, con il leader della Lega Matteo Salvini che, surriscaldando ulteriormente un clima già infuocato, invoca l'obiezione di coscienza per i sindaci, invitandoli di fatto a non applicare la legge.

La parola passa ora al presidente Sergio Mattarella, che già molti tirano per la giacca affinché rinvii il provvedimento alle Camere, mentre il centrodestra è pronto a raccogliere le firme per un referendum abrogativo.

La Camera ha nel primo pomeriggio votato la fiducia che il governo aveva posto sul decreto legge (369 sì, 193 no e 2 astenuti) e in serata ha approvato la legge (i regolamenti di Montecitorio separano i due voti), con 372 sì, 51 no e 99 astenuti. Nella seconda votazione ai sì della maggioranza si sono aggiunti quelli di Sinistra Italiana e di diversi deputati di Forza Italia.

Al contrario alcuni deputati cattolici della maggioranza hanno votato contro o non hanno partecipato al voto. I 5 stelle, dopo un duro intervento in Aula di Alfonso Bonafede, si sono inaspettatamente astenuti.

Evidenti i malumori del mondo cattolico dentro e fuori il Palazzo, cresciuti dopo il ricorso alla fiducia. Un altro motivo di tensione è l'annuncio in aula di Alessandro Zan (nell'applauditissima dichiarazione di voto per il Pd) che ora si deve metter mano al matrimonio egalitario e alle adozioni per i gay. Parole che hanno lasciato di sasso i deputati centristi della maggioranza.

Proprio questo tema potrà essere uno dei punti trainanti per motivare un referendum abrogativo, che già domani verrà presentato alla Camera. Prima del referendum c'è il passaggio al Quirinale per la controfirma e già in molti, a partire dal portavoce del Family Day, Massimo Gandolfini, chiedono a Mattarella di rinviare la legge alle Camere.

sda-ats

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