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Le operazioni di soccorso all'hotel Rigopiano.

KEYSTONE/EPA CNAS/ITALIAN MOUNTAIN RESCUE/CNAS HANDOUT

(sda-ats)

L'hotel Rigopiano di Farindola, nel cuore del Gran Sasso, è stato letteralmente spazzato via dalla valanga di neve, rocce, alberi che si è staccata ieri pomeriggio dalla montagna. Si temono fino a 30 vittime.

All'interno, secondo l'assessore alla Protezione civile dell'Abruzzo, c'erano probabilmente 35 persone (anche se in Questura erano registrati ufficialmente solo 22 turisti, tra i quali alcuni bambini, e 7 dipendenti). Tre cadaveri sono stati recuperati per ora da sotto la neve che copre quello che resta della struttura. Due persone sono state tratte in salvo.

Alcuni degli ospiti dell'albergo avevano protratto il soggiorno per colpa del maltempo. Dopo le quattro forti scosse di terremoto della giornata, tutte sopra magnitudo 5, avevano chiamato lo spazzaneve per lasciare l'hotel. L'appuntamento era per le 15, poi però era stato ritardato alle 19. Troppo tardi, perché sarebbe stato a metà pomeriggio che la valanga si è staccata travolgendo tutto quello che incontrava sul suo cammino per un fronte di 300 metri, come dimostrano le terribili immagini prese dall'alto, diffuse dai Vigili del fuoco.

Uno dei superstiti, un 38enne, in ospedale a Pescara, piange: "Lì sotto ci sono mia moglie e i miei due figli. Io sono salvo solo perché ero andato a prendere una cosa in macchina". Di certo, c'erano anche una famiglia di Osimo (Ancona) con un bimbo di 7 anni, una coppia di fidanzati di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno e un 33enne ternano che lavorava nel ristorante. I cani dei Vigili del fuoco che perlustrano l'area da stamattina non hanno rilevato presenze. A 24 ore dalla tragedia, trascorse al gelo e sotto una nevicata infinita, si dispera di trovare persone vive.

"Ci sono tonnellate di neve, alberi sradicati e detriti che hanno sommerso l'area dove si trovava l'albergo. Materassi trascinati a valle per centinaia di metri". È lo scenario che descrivono i soccorritori. Il geologo Gian Gabriele Ori, dell'università di Chieti, parla di un'enorme "colata di detriti. Un fenomeno raro, che ha acquisito forza e velocità notevoli sotto la pressione della neve, dalla debolezza del terreno. Il terremoto lo ha innescato, come una miccia".

Gli uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza sono arrivati fino ai 1'200 metri di altitudine della Spa a quattro stelle con sci e le pelli di foca, i Vigili del fuoco, a piedi, hanno portato il gasolio necessario a far funzionare la turbina che doveva liberare la strada dalla neve. Un'odissea durata un'interna notte per percorrere i circa 10 chilometri di strada sommersa da tre metri di neve che separano la struttura dal bivio di Rigopiano.

La Procura di Pescara ha aperto un'indagine per omicidio colposo. L'Hotel Rigopiano era gestito dalla società Gran Sasso Resort, a cui lo aveva ceduto, a seguito del fallimento, la società Del Rosso Srl dei cugini Marco e Roberto Del Rosso, ex gestori della struttura. La storia della struttura e della Del Rosso, negli anni scorsi, fu segnata anche da un processo per presunto abuso edilizio conclusosi con un'assoluzione a novembre, tanto che in paese e lungo la strada che porta all'hotel comparvero dei manifesti - tuttora visibili - in cui oltre agli auguri di buon Natale e felice 2017, si scriveva a chiare lettere 'Hotel Rigopiano: assolti con formula piena'.

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SDA-ATS