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Abderrahim Moutaharrik, 24 anni, pugile di boxe thailandese - campione svizzero nella categoria K1 nel 2013 e nel 2014, accusato di essere un estremista islamico (foto archivio).

KEYSTONE/EPA ITALIAN POLICE PRESS OFFICE/ITALIAN POLICE PRESS OFFIC

(sda-ats)

Una cellula jihadista pronta a partire per unirsi all'Isis in Siria ma che stava anche pianificando un attentato a Roma è stata sgominata tra Lombardia e Piemonte. Quattro gli arresti, tutti marocchini con cittadinanza italiana, mentre due sono latitanti in Siria.

L'accusa è di "partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale". Le azioni sono state condotte dalla Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali (Digos) di Lecco, Varese, Milano - supportate dal Servizio Centrale Antiterrorismo - e dal Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei Carabinieri.

Le indagini, coordinate dalla Procura Distrettuale di Milano, hanno documentato l'intenzione di una coppia residente in provincia di Lecco, Abderrahim Moutaharrik, 24 anni, pugile di boxe thailandese - campione svizzero nella categoria K1 nel 2013 e nel 2014 -, e della moglie Salma Bencharki, di 26 anni, di raggiungere a breve il teatro di conflitto siro-iracheno, portando con loro i figli di 2 e 4 anni.

Alla coppia si sarebbero dovuti unire Abderrahmane Khachia, 33 anni, residente a Brunello (Varese) - fratello di un "foreign fighter" residente in Ticino, a Viganello, e morto in Siria - e Wafa Koraichi, 24 anni, residente a Baveno in provincia di Verbania, fratello di Mohamed Koraichi, 31 anni residente a Bulciago in provincia di Lecco già in Siria con la moglie Alice Brignoli, 39 anni, entrambi latitanti.

"La novità - ha detto il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli a proposito delle ipotesi d'attentato - è che non si tratta di una indicazione generica. Una persona specifica viene invitata a procedere in territorio italiano. E in particolare viene indicata la città di Roma come luogo di riferimento dei cristiani".

Il magistrato parla esplicitamente di un "salto di qualità". "Non si tratta di un generico proclamo ma di un messaggio individualizzato", "per colpire" con riferimento alla "cristianità" e quindi della capitale in occasione del giubileo.

Al centro dell'inchiesta Alice Brignoli, convertita otto anni fa all'Islam e Mohamed Koraichi, arrivato dal Marocco, che lavorava come saldatore a Bulciago (Lecco). I due si erano allontanati sempre di più dalle famiglie ritenute 'infedeli'. Nel maggio scorso la mamma della ragazza aveva denunciato la scomparsa della figlia, di Mohamed e dei tre bambini, nella speranza che il Tribunale togliesse i suoi nipoti ai genitori da lei ritenuti dei "pazzi furiosi".

E proprio i figli di Koraichi, in una fotografia su Whatsapp vengono immortalati mentre inneggiano al martirio col dito puntato verso il Paradiso. L'immagine, agli atti dell'inchiesta è quella del profilo Whatsapp. "È un'immagine che ci preoccupa - ha detto il generale Giuseppe Governale, comandate dei Ros - perché questi bambini così indottrinati potrebbero essere domani i protagonisti del terrore".

sda-ats

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