Italia: star di Hollywood usate per attirare investitori


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Duecento investitori convinti di essere divenuti parte di uno dei più esclusivi progetti immobiliari dell'ultimo decennio, persuasi di essere scelti tra centinaia di persone per "tagliare il nastro" accanto a star internazionali come Andrea Bocelli e John Travolta.

È questo lo scenario nel quale l'imprenditore Domenico Giannini, originario di Gallarate (Varese) ma residente a Lugano da tempo, avrebbe costruito una truffa utilizzando il noto metodo "Ponzi" per una presunta operazione immobiliare da decine di milioni di euro, che lo ha portato in carcere insieme ad altre sei persone, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice di indagine preliminare (Gip) del Tribunale di Busto Arsizio (Varese).

L'organizzazione criminale internazionale smantellata dalla Guardia di Finanza di Varese, in totale venti indagati, secondo gli inquirenti aveva messo in piedi un raggiro milionario celandolo dietro l'abbagliante luccichio hollywoodiano, fatto di feste in compagnia di star e cantanti organizzate a Cannes, in America e a Roma.

Bocelli e John Travolta, ingaggiati per partecipare ad alcune serate organizzate da Giannini che li spacciava anche per soci e ambasciatori del suo progetto, sono però totalmente estranei ai fatti, ha precisato il Procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Gianluigi Fontana. "L'immagine di questi personaggi è stata strumentalizzata - ha dichiarato in conferenza stampa - dobbiamo ringraziare Andrea Bocelli per il grande apporto dato alle indagini".

Alle spalle della truffa, c'era la costituita ma fittizia società "Porto Azul International Holding", facente capo a Giannini e al suo braccio destro, il broker con residenza a Lugano Fabio La Rosa. La holding, con sede alle Bahamas, era collegata ad altre quattro società con sede in Italia, Lussemburgo, Svizzera e Repubblica Dominicana, tutte utilizzate per lo stesso scopo: persuadere imprenditori e anziani pensionati con grandi disponibilità economiche a investire nella costruzione del resort a otto stelle "Porto Azul", nell'atollo "Blu Hole" in Belize (dopo un iniziale progetto in Repubblica Dominicana).

A reclutare gli investitori divenuti vittime di truffa pensavano i collaboratori di Giannini, professionisti del settore e consulenti, alcuni dei quali dipendenti di istituti bancari italiani (allo stesso tempo danneggiati dal raggiro di propri clienti).

Dopo aver invitato i correntisti o possibili investitori a valutare la differenziazione del proprio portafoglio attraverso l'operazione "Porto Azul", broker e consulenti li accompagnavano a Lugano, nella sede della Holding di Giannini, dove venivano loro mostrati un video sul Belize, fotografie di eventi dove il gallaratese era ritratto insieme a Travolta, Bocelli e Kelly Preston, e un plastico del futuro paradiso delle vacanze, costituito da mega ville di lusso circondate da sabbia bianca e acque cristalline.

A quel punto i destinatari del raggiro versavano la loro quota, mai inferiore a 100'000 euro, che veniva fatta confluire su conti aperti fuori dai loro istituti di credito e poi nuovamente versata, tramite false fatturazioni provenienti dalla stipula di contratti di finanziamento convertibile, "time sharing" o prestiti obbligazionari, su conti esteri riconducibili a Giannini.

L'imprenditore e sedicente esperto di finanza infine, sempre secondo il metodo "Ponzi", con quel denaro saldava i collaboratori, gli interessi dei primi investitori e poi a sua volta reinvestiva nell'acquisto di beni immobili, auto o viaggi.

A finire nella sua rete, oltre a qualche imprenditore che, nonostante abbia compreso la truffa, ha deciso di non denunciare avendo investito proventi "in nero", anche un novantenne pensionato.

La vicenda è valsa ad alcuni degli indagati l'accusa di circonvenzione di incapace, falso e sostituzione di persona per aver firmato un assegno al posto dell'anziano. L'autorità giudiziaria, contestualmente agli arresti, ha disposto inoltre un sequestro di beni per diciotto milioni di euro.

SDA-ATS

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