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I Grandi del mondo al vertice del G20 in Cina

Keystone/AP Pool New York Times/STEPHEN CROWLEY

(sda-ats)

L'emergenza migranti è rimbalzata oggi sl tavolo dei Grandi al G20 di Hangzhou, in Cina.

A portarlo è l'Ue, arrivata in Cina con i suoi vertici pronti ad avvertire il mondo sul fatto che "l'Europa è al limite della possibilità di accoglienza": il problema è globale, ci sono 65 milioni di persone in fuga nel mondo, di cui 4 milioni dalla sola Siria, e tutti "devono assumersi la responsabilità" di gestire il fenomeno. Lo dice il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, al suo arrivo. E gli fa eco il presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, accanto a lui.

L'Europa - come aveva già fatto al G7 di Ise-Shima in Giappone, solo tre mesi fa - torna così a chiedere a tutti a collaborare. E mette sul piatto il suo modello, quel Piano esterno (il Migration Compact) che deve combattere le rotte dell'immigrazione clandestina, aiutando i Paesi di origine. Con fondi pubblici che attraggano quelli privati. Un piano fortemente spinto dall'Italia e dal suo premier Matteo Renzi che, però, non condivide fino in fondo il rischio 'collasso' evocato da Bruxelles (i numeri sono più o meno in linea con il passato, rimarca il premier) e invita l'Ue a farsi carico direttamente del problema dei rimpatri di chi non ha il diritto di restare. "Dobbiamo salvare tutti" in mare "ma non possiamo accogliere tutti", ha spiegato.

In un vertice con tante sfide sul tavolo - dalle crisi regionali al terrorismo all'infinita guerra in Siria - la crescita fa, ancora una volta, da piatto forte. Nella bozza finale del vertice è atteso che il G20 torni a chiedere a tutti i Paesi di mettere in campo "tutti gli strumenti possibili per la ripresa". Fatti e non parole, ribadisce lo stesso presidente cinese Xi Jinping, che esorta i colleghi ad "evitare discorsi vuoti" sulla ripresa. I vertici dell'Ue, da parte loro, parlano di un'Europa che punta quest'anno all'1,8%, si pone come modello - grazie anche al piano Juncker da 315 miliardi (il 37% già operativo) per gli investimenti - e cresce, spiegano, più di Usa e Gb. L'importante è che ci sia il superamento della sola austerity attraverso una crescita che però deve essere "equa, evitando le disuguaglianze", sottolinea Matteo Renzi, parlando del rischio 'paura' anche in chiave derive populiste.

Sul tavolo rimbalza anche il nodo della Brexit, con Theresa che, al suo primo G20, avverte come il suo Paese si prepari ad affrontare "tempi difficili" e l'Ue che rassicura sui rapporti con Londra e la tenuta dell'Unione.

Ma i riflettori restano puntati anche sui grandi scenari di crisi internazionali. Con Barack Obama, al suo ultimo vertice da presidente degli Stati Uniti, che incontra per la prima volta il presidente turco Erdogan dopo il tentato golpe di luglio rassicurandolo sul fatto che "i responsabili pagheranno". Parole lette da alcuni come un'apertura all'estradizione di Fethullah Gulen, l'ex imam in esilio volontario in Pennsylvania: un nodo che vede ad alto rischio i rapporti tra i due paesi. Tra loro tiene banco anche il dossier Siria, d'accordo sulla necessità di spingere su una transazione politica pacifica ma ancora con diversi 'distinguo' sulla questione dei curdi.

In una Hangzhou blindata e tirata a lucido non sono mancate però anche le polemiche e il rischio di un corto circuito diplomatico tra Cina e Usa. Al centro della querelle il tappeto rosso, che è mancato sulla scaletta dell'Air Force One di Obama. Un episodio rimbalzato sui media a stelle e strisce come uno sgarbo. E un altro sgarbo al cerimoniale - riferisce chi c'era - sarebbe stato far sedere a cena Xi Jinping con Obama da un lato e Putin dall'altro, infrangendo la regola che vuole invece il posto di destra riservato al prossimo presidente di turno del vertice, in questo caso la cancelliera Angela Merkel.

sda-ats

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