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L'ex presidente tunisino Zine el-Abidine Ben Ali (foto d'archivio).

Keystone/EPA/-

(sda-ats)

La Svizzera restituirà una prima tranche di circa 250'000 franchi alla Tunisia. I fondi erano stati sottratti al regime dell'ex presidente Zine el-Abidine Ben Ali.

"Ho annunciato l'imminente restituzione di quasi 500'000 dinari (250'000 franchi). Mi rendo conto che può sembrare una cifra modesta, tuttavia è importante perché dimostra che la cooperazione funziona finché ci sosteniamo", ha dichiarato all'AFP l'ambasciatrice svizzera, Rita Adam, in occasione di un colloquio internazionale su questo argomento tenutosi lunedì e martedì a Gammarth, vicino a Tunisi.

Contattato dall'ats, il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha confermato: "Nell'ambito della procedura di assistenza giudiziaria, il MPC ha preso una decisione che ha permesso al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) di procedere alla consegna di un importo equivalente a circa CHF 250'000". Il MPC non precisa l'origine dei fondi ma diverse fonti tunisine, citate dall'AFP, indicano che provengono da una società di Sofiene Ben Ali, un nipote dell'ex dittatore.

"Tranne nel caso del Libano, che era particolare, è la prima volta che un paese estero restituisce dei beni alla Tunisia", ha sottolineato Adam. Nel 2013, la Tunisia aveva già recuperato 28 milioni di dollari portati in Libano dal clan Ben Ali. Assieme ai 250'000 franchi provenienti dalla Svizzera, "è tutto ciò che ci è stato restituito fino ad ora", ha indicato all'AFP l'incaricato dei contenziosi dello Stato tunisino, Kamel Hedhili.

L'ammontare dei fondi sottratti dall'ex regime "supera di gran lunga il miliardo di denari", ha aggiunto Hedhili precisando che "la raccolta di prove e le indagini richiedono tempo".

Nel caso della Tunisia, dove iniziò la cosiddetta Primavera araba, la Svizzera ha bloccato dal 2011 circa 60 milioni di franchi del clan Ben Ali. Nel 2014, la Confederazione aveva espresso l'intenzione di procedere alla restituzione anticipata di oltre la metà dell'importo. L'operazione venne però sospesa, dopo che nel dicembre dello stesso anno il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona accolse un ricorso inoltrato dal cognato dell'ex numero uno tunisino, Belhassen Trabelsi.

sda-ats

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